Sigilli a centrale a biomasse e sansificio

23 Gennaio 2015

Treglio, bruciata una quantità di combustibile ben oltre le autorizzazioni, il monossido tre volte il limite. Due indagati

LANCIANO. La centrale termica alimentata a biomasse bruciava quantitativi maggiori di quelli autorizzati. Il sansificio emetteva nell’aria monossido di carbonio in livelli tre volte superiori rispetto al consentito. Le ceneri, inoltre, venivano smaltite come rifiuti riutilizzabili, mentre non lo erano. Per questi reati ambientali sono stati chiusi e sequestrati, ieri, i due impianti che si trovano nel centro abitato di Treglio. Sono indagati i legali rappresentanti delle due società proprietarie. La Procura di Lanciano, che ha coordinato l’inchiesta, esclude danni per la salute.

Il sequestro preventivo. Il procuratore capo Francesco Menditto, titolare delle indagini, ha chiesto e ottenuto dal gip, Francesco Marino, il sequestro preventivo del sansificio Vecere e della centrale a biomasse della Gestione Calore Treglio srl. Il primo era già chiuso, mentre la seconda è in corso di spegnimento. Occorreranno i tempi tecnici per farlo in sicurezza. A porre i sigilli sono stati i militari del Comparto aeronavale della guardia di finanza di Pescara, agli ordini del maggiore Basilio Palma, nucleo specializzato di cui la Procura frentana si è avvalsa per le indagini, che vanno avanti da due anni e sono state avviate dalle denunce dell’associazione Nuovo Senso Civico e dei cittadini, preoccupati dai fumi e dalle emissioni provenienti dai due impianti. Per effettuare rilievi e analisi nei mesi scorsi erano stati nominati anche tre super consulenti, i chimici Mauro Sanna, Roberto Manguzzi e Nazzareno Santilli, gli stessi esperti utilizzati nel caso dell’Ilva di Taranto.

I reati contestati. Le violazioni accertate dalla Procura riguardano il decreto ambiente 152 del 2006. Per l’impianto di produzione di energia elettrica, alimentato a biomasse, dalle analisi sulle ceneri prodotte dalla combustione i consulenti hanno accertato quantitativi di materiale bruciato superiori a quelli autorizzati e, presumibilmente, anche diversi da quelli consentiti, che sono solo sansa disoleata e cippato di legno. I rilievi, però, non permettono di dire quale tipo di materiale. Per il sansificio sono stati rilevati, invece, livelli di monossido di carbonio tre volte superiori al consentito: da 1500 mg/Nm3 a 4.902 mg/Nm3. Per entrambi gli impianti, poi, è stato accertato lo smaltimento illecito delle ceneri in discarica: per risparmiare venivano assimilate a rifiuti riutilizzabili, mentre non lo erano, venendo smaltite prima presso due ditte pugliesi e più recentemente in un impianto in provincia di Teramo.

I due indagati. I reati sono contestati ai legali rappresentanti delle due società, Antonio Vecere per la Gct srl ed Enrico Vecere per il sansificio. «Abbiamo avuto la collaborazione dei proprietari degli impianti», sottolinea il procuratore Menditto, «al momento non è emerso alcun elemento per ritenere che le violazioni abbiano arrecato danni alla salute delle persone. Sono stati accertati solo danni da inquinamento ambientale. Se dovessero essere adeguati alle leggi, le sole che danno certezze per la salute pubblica, i due impianti potrebbero essere riaperti e dissequestrati. L’importante», ribadisce Menditto, «è che se devono continuare a produrre lo facciano nel rispetto delle regole».

Stefania Sorge

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