Sigilli ai depuratori e niente Bandiera blu Il sindaco cita la Sasi

ROCCA SAN GIOVANNI. Ammonta a 300mila euro la richiesta di danni all’immagine inoltrata dal Comune di Rocca San Giovanni alla Sasi in seguito al sequestro dei depuratori Cavalluccio e Vallevò. Gli...
ROCCA SAN GIOVANNI. Ammonta a 300mila euro la richiesta di danni all’immagine inoltrata dal Comune di Rocca San Giovanni alla Sasi in seguito al sequestro dei depuratori Cavalluccio e Vallevò. Gli impianti sono stati sequestrati assieme ad altri 10 del comprensorio perché considerati dalla Procura di Lanciano “sottodimensionati, mal funzionanti, alcuni inattivi” e in “condizioni di inadeguatezza ed inefficienza”, con la presenza di acque non sufficientemente depurate “che scaricavano reflui con sostanze inquinanti nei fiumi Feltrino, Sangro, Osento e in mare”.
Proprio a causa della vicenda giudiziaria che ha portato al rinvio a giudizio del presidente della Sasi, Domenico Scutti e Alfiero Marcotullio, rappresentante della Ecoesse, la Fee Italia - Fondazione per l’educazione ambientale - ha deciso di sospendere il riconoscimento della Bandiera blu al Comune di Rocca San Giovanni proprio alla vigilia della consegna dei vessilli, quando il comune era stato informato ufficialmente di dover partecipare alla cerimonia a Roma. «Un provvedimento gravissimo», si era indignato il sindaco, Gianni Di Rito, «che lede in maniera pesantissima l’immagine del Comune che ottiene questo prestigioso riconoscimento dal 2004 e che lo vede sospendere per cause non imputabili alla condotta amministrativa del paese».
Il primo cittadino aveva quindi dato mandato al suo ufficio legale per avviare la richiesta di risarcimento per danni all’immagine. Una pubblicità negativa, per quello che resta uno dei litorali più premiati e apprezzati d’Italia, inserito anche nella guida blu del Touring club, che inizialmente era stata definita “incalcolabile”, ma che, secondo il parere dei legali del Comune, è stata quantificata in 300mila euro. «L’avvocato ha consegnato la denuncia direttamente alla Sasi», aggiunge il sindaco Di Rito, «assieme a tutta la documentazione che attesta e certifica la nostra posizione di ente danneggiato da quanto accaduto a causa dell’inefficienza della Sasi. Oltretutto i depuratori sono ancora sotto sequestro e il danno prosegue. Siamo stati i primi ad indignarci per questa situazione», conclude Di Rito, «poi sono arrivate le richieste di risarcimento e di sospensione del Cda della Sasi anche da altre associazioni. Se dovessimo ottenere il risarcimento quei soldi saranno investiti nella difesa dell’ambiente». (d.d.l.)
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