Simone, presidio in piazza non solo per solidarietà

CHIETI. Tutti in piazza per Simone. Per testimoniare solidarietà al giornalista teatino che lotta in ospedale tra la vita e la morte. Simone Daita (foto), 52 anni, si trova allo Spirito Santo di...
CHIETI. Tutti in piazza per Simone. Per testimoniare solidarietà al giornalista teatino che lotta in ospedale tra la vita e la morte. Simone Daita (foto), 52 anni, si trova allo Spirito Santo di Pescara da quando, nella notte tra sabato e domenica, è stato pestato quasi a morte. I suoi amici vogliono testimoniargli solidarietà senza bandiere politiche, al di là di colori e schieramenti. Perché Simone, per chi lo conosceva ma anche per chi non lo conosceva, è diventato un simbolo di quanto l’indifferenza possa nuocere soprattutto nei confronti delle persone più indifese. Un simbolo contro la violenza cieca e senza ragione, che può avere esiti devastanti anche in una città che si pensava tranquilla come Chieti. E così chi lo stimava ora non vuole lasciarlo solo e, almeno idealmente, oggi pomeriggio si stringerà attorno a lui. La manifestazione parte alle 18 in piazza Vico. Il gruppo organizzatore, che si firma “gli amici di Simone”, sottolinea che ci si incontra “senza bandiere, simboli o altro ma solo come semplici cittadini”. «Il drammatico pestaggio operato ai danni di Simone non può e non deve essere sottovalutato e dimenticato», scrivono gli organizzatori in una nota, «Simone è una persona assolutamente non violenta e soprattutto è una persona indifesa che le traversie della vita hanno reso ancor più vulnerabile; ma Simone in questi ultimi tempi, oltre alla famiglia che lo ha sempre sostenuto e difeso, è riuscito a riallacciare una serie di rapporti con molte persone nella nostra città. Persone che apertamente si sono ricredute sul suo conto riuscendo ad apprezzare la sua estrema sincerità, la mitezza, la voglia di ritagliarsi uno spazio vitale, di ricrearsi una rete di relazioni seppur in un ambiente, quale quello della nostra città, dove il pregiudizio, l’ipocrisia ed il bigottismo sono ancora molto radicati. Non può succedere che una persona come Simone venga brutalmente pestata in pieno centro cittadino fra l’indifferenza dei tanti e che poi venga infangata con ricostruzioni dell’accaduto palesemente fasulle». Riguardo alle ricostruzioni ricordiamo che la polizia ha chiuso la prima fase delle indagini rimettendo i verbali sul tavolo del magistrato competente. Tocca a lui ora decidere se a colpire Simone sia stata una sola persona o il branco. Per ora l’unico indagato resta il ventitrenne teatino Emanuele D’Onofrio, che aveva raccontato alle forze dell’ordine di aver sferrato un pugno contro Daita. Per gli “amici di Simone” non ci sono dubbi, è stato il branco. Loro sollevano l’allarme: «Basta una parola sbagliata, uno sguardo equivocato, un gesto fuori misura e ti ritrovi massacrato di botte. E come non considerare il degrado sociale in cui questa città è stata precipitata, con le ricette che fanno prevalere l’apparenza sulla sostanza e con inaugurazioni cercano di coprire mediaticamente i problemi dei senza casa, dell’emarginazione, della disgregazione sociale, della mancanza di regole certe che stanno precipitando questa città in una china senza fine».(a.i.)

