Simone, spunta l’ipotesi del pestaggio

Il giovane indagato visitato in questura da un medico legale, sequestrato nel bar l’impianto della telecamera
CHIETI. A portare Simone Daita sulla strada del non ritorno, del coma irreversibile per la frattura alla fronte, è stato un pestaggio e non un solo pugno sferrato dal teatino Emanuele D’0nofrio. Questo emerge al termine di un’intensa giornata di indagini che parte da un referto medico sulle condizioni del 52enne giornalista teatino dove si legge la frase agghiacciate: lesioni da multifratture. E prosegue con il sequestro dell’impianto di videosorveglianza del bar Bon Bon, in piazza Vico, operato dagli investigatori della seconda sezione della Squadra Mobile. Ma il momento clou si consuma in questura, alle 15,40, quando l’indagato per lesioni personali gravi, cioè il giovane reoconfesso che, in passato, secondo riscontri della polizia, ha praticato arti marziali, viene sottoposto a una “ispezione personale” dal medico legale Cristian D’Ovidio incaricato dal pm Giuseppe Falasca. Si tratta di capire se D’Onofrio ha colpito ed è stato colpito. Assistito dall’avvocato Roberto Di Loreto, il 23enne ha mostrato un’ecchimosi sul mento, confermata da un certificato rilasciato dal pronto soccorso nella notte tra sabato e domenica. Quindi il medico gli ha visionato le nocche delle mani che non hanno lesioni. Lui ha ribadito di essere stato colpito in faccia da Daita, in piazza Vico, verso la mezzanotte di sabato, e di aver risposto solo per difendersi assestando un pugno al volto del giornalista ricoverato in fin di vita in Rianimazione a Pescara. Per la prima volta, D’Onofrio, ha però sostenuto di aver colpito Daita al mento e non alla fronte. E di essersi subito dopo allontanato, verso i Tempietti romani, lasciando l’altro per terra e circondato da altri giovani. Nel primo interrogatorio di domenica mattina, aveva detto di non ricordare il punto esatto del volto della vittima da lui colpito. Ieri ha precisato il mento. D’Onofrio quindi porta gli investigatori sulla pista del pestaggio, avvalorata dal referto medico di Daita, ma scarica su altri giovani il colpo devastante alla fronte della vittima. E’ la sua nuova linea difensiva. Il referto parla di multifratture agli zigomi oltre che alla rottura occipitale, dovuta alla caduta di schiena, e la frattura dell’osso frontale. Un colpo potentissimo quest’ultimo che potrebbe essere stato inferto anche con un calcio quando Daita era a terra. Ma dal quale D’Onofrio prende le distanze. Non aiutano le immagini della telecamera del bar che puntano sul luogo del dramma ma non hanno ripreso nulla perché l’hard disk è bruciato. Anche se il tecnico Davide Ortolano, incaricato dal pm, dovrà accertare se il guasto risale davvero al 5 febbraio o se l’impianto è stato manomesso.

