Sito contaminato, il costruttore si difende

3 Dicembre 2014

La società e il cantiere di via Rosato: «Vogliamo capire, la zona mai ha ospitato industrie o capannoni»

LANCIANO. «Non c’è alcuna contaminazione nel sito di via Rosato: da accertamenti e perizie accurate abbiamo riscontrato che lo stagno trovato nel cantiere di Lanciano è una normale concentrazione naturale dei terreni». La società edile Diamante costruzioni di cui è titolare il costruttore pugliese Domenico Gravina, interviene sul rilevamento da parte dell’Arta (Agenzia regionale tutela ambiente) di una contaminazione da metalli pesanti nel terreno dove sono stati avviati i lavori di costruzione di una palazzina ad uso residenziale e commerciale. Stagno e berillio sono stati rilevati in quantità tali “da determinare il superamento dei valori di concentrazione di soglia di contaminazione per la destinazione a verde pubblico o privato e residenziale dell’area”. Di qui l’avvio da parte della Provincia di Chieti di una serie di accertamenti che coinvolgono anche il comune di Lanciano che si è affidato, per l’iter amministrativo, alla società partecipata EcoLan. Tutto è partito dal sequestro da parte della Forestale di due terreni dove sono stati depositati i materiali di scavo e gli inerti provenienti dal cantiere di Lanciano. L’Arta ha eseguito dei controlli proprio su quei materiali.

«Ma», ribadiscono dalla Diamante costruzioni, «non c’è stato alcun sequestro del sito di via Rosato da parte della Forestale: in realtà il costruttore ha spontaneamente bloccato il cantiere (da oltre un mese, ndc) per eseguire tutti gli accertamenti del caso. Anche noi vogliamo capire ed essere certi al cento per cento di quanto è stato riscontrato». Secondo le analisi e una perizia eseguita da un geochimico esperto e da un laboratorio di Treviso incaricato dalla società, («uno dei migliori d’Italia», evidenzia la Diamante costruzioni) lo stagno rilevato fa parte di concentrazioni assolutamente naturali. «Ciò che l’Arta non ha evidenziato», specifica invece la ditta edile, «è che lo stagno potenzialmente pericoloso è quello derivante da contaminazioni di carattere antropico o da attività produttive. Lo stagno presente nel terreno di via Rosato, prettamente agricolo e che non ha mai ospitato industrie o capannoni, è al contrario quello tipico dei terreni di tutta Italia. Oltretutto in Abruzzo, come da accurate cartografie e documentazioni, è noto che lo stagno è spesso presente in quantità maggiori rispetto ad altre realtà e manca da parte della Regione l’adeguamento alla normativa vigente che impone di rivedere le soglie minime di stagno riscontrate nei terreni».

Le concentrazioni sono inoltre molto basse e superano di poco il limite consentito. Tutta la documentazione raccolta dalla ditta è stata presentata alla Forestale e nei vari uffici comunali e provinciali e, per conoscenza, alla Procura di Lanciano.

Daria De Laurentiis

©RIPRODUZIONE RISERVATA