Sixty, 2 milioni per pagare i dipendenti

4 Luglio 2015

I giudici danno l’ok alla liquidazione dei crediti vantati da 265 ex lavoratori, la Newco invece è sulla strada del rilancio

CHIETI. La Sixty Spa va verso l’epilogo del concordato preventivo in continuità e, finalmente, paga con 2 milioni gli stipendi dovuti ai 265 lavoratori che dopo oltre 30 anni di attività l’11 ottobre del 2014 sono stati rimandati definitivamente a casa. Tutt’altra musica, invece, per Sixty Distribution che ha imboccato l’autostrada del rilancio. Nel piano della Newco, amministrata dal biellese Paolo Bodo, nel giro di un paio di anni, l’azienda di Chieti Scalo tornerà ad essere la mente pensante di marchi conosciuti in tutto il mondo come Miss Sixty, Energie, Murphy&Nye e Refrigiwear. I posti di lavoro attualmente salvati sono 238 di cui 186 impiegati nella rete retail Italia e 52 sul territorio teatino, più 75 impiegati nella rete retail Europa. La nuova Sixty, rispetto alla vecchia creatura di Wicky Hassan, ha cambitoa pelle lasciandosi alle spalle un prodotto che ha fatto epoca, il denim donna, e punta sul lusso accessibile a tutti.

I PAGAMENTI. Ma torniamo alla Sixty finita in soffitta e ai debiti da onorare. «Abbiamo completato le procedure per il pagamento dei creditori privilegiati» spiega Pierluigi Pennetta, curatore fallimentare di Sixty Spa «il giudice ha dato l’ok al progetto di distribuzione dei fondi per i creditori privilegiati». Primi in classifica gli ex dipendenti di Miss Sixty, gruppo moda insediato allo Scalo negli anni Novanta che attendono da nove lunghi mesi gli stipendi dovuti. «Si tratta di due milioni e 75 mila euro che verranno distribuiti ai 265 lavoratori» spiega Pennetta.

I RITARDI. La procedura ha subito dei ritardi per alcuni cavilli di carattere giuridico. «A rallentare l’iter è stata l’opposizione al piano di distribuzione presentata da una società» spiega il curatore fallimentare «aspettiamo il pronunciamento della Cassazione, anche se dopo due giudizi favorevoli al pagamento non dovrebbero esserci sorprese. In ogni caso» puntualizza «è stato deciso di anticipare la liquidazione del credito residuo dovuto ai lavoratori prima del licenziamento. I bonifici sono già in allestimento».

GLI ALTRI CREDITORI. Ma la lista dei creditori è lunga. In 500 aspettano di essere pagati dalla Sixty Spa. «Dopo i dipendenti verranno liquidati artigiani e agenti di commercio, in fine gli istituti di credito» continua Pennetta. E per recuperare il denaro necessario si procederà alla vendita dei beni immobili di Sixty Spa».

LA SVENDITA. Intanto da oggi si sta procedendo alla vendita in saldo di capi di abbigliamento prodotti dalla vecchia Sixty con sconti molto invitanti che abbattono i prezzi all’origine del 50 per cento.

DALLE STELLE ALLA CADUTA.

Nata negli anni Novanta, Sixty è stata una delle più importanti realtà della moda italiana, arrivando a sfiorare i 700 milioni di euro di fatturato nel 2007 quando i dipendenti erano 700. Poi la crisi, per far fronte alla quale non sono state sufficienti le ricapitalizzazioni dei due fondatori. Quindi, la vendita degli asset. Nel 2011 la cessione di Sixty Asia e, in misura inferiore, allo stesso Crescent Hyde Park. Nel 2012 avviene la cessione del cuore del gruppo di Chieti, Sixty International e Sixty Spa, divenuti di proprietà di Crescent. Poi la cassa integrazione e il concordato preventivo. La fabbrica ha chiuso i battenti l’11 ottobre 2014.

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