Sixty, i sindacati lanciano l’ultimo appello

11 Settembre 2014

A ottobre scadrà la cassa straordinaria, solo l’incontro a Roma di fine mese può salvare i posti

CHIETI. Un pugno di dipendenti cassintegrati e i sindacati in corsa disperata contro il tempo per salvare quel che resta dell'occupazione alla Sixty.

Il 10 ottobre scadrà la cassa straordinaria in proroga, ultima spiaggia pressoché inappellabile che prelude al licenziamento. Il 29 settembre tutti invece al ministero dello Sviluppo economico, nel caso esca da un cilindro una proposta di rilancio con l'impiego di almeno una parte dei 263 dipendenti che ormai contano i giorni rimanenti alla fine del loro rapporto con la multinazionale dell'abbigliamento, passata a proprietari cinesi, con lo stabilimento nella zona industriale allo Scalo.

Una bomba a orologeria, quella della fine della cigs, innescata dall'accordo del febbraio 2013 con quelle alchimie di scorpori societari, newco, aziende satelliti e piani rimasti sulla carta e che quasi sempre suonano la campana a morto per i lavoratori.

«Parliamo di Sixty, ma in realtà dovremmo dire che l'azienda è l'epicentro di un terremoto già in corso che sta facendo fallire una miriade di fasonisti attivi tra il Chietino e il Teramano, con la perdita secca di migliaia di posti di lavoro», incalza Giuseppe Rucci, numero uno della Filctem Cgil (il sindacato che si occupa fra l'altro del settore tessile) a margine di un incontro con i lavoratori, ieri pomeriggio, nella sede teatina della Cgil in via Salomone, per fare il punto alla vigilia del possibile atto conclusivo della vertenza in piedi da più di un lustro.

Ettore Di Natale della Femca-Cisl ha tracciato il bilancio finale della girandola di marchi che ruotano attorno alla Sixty da un anno e mezzo. «L'esito di questi piani», ha detto senza mezzi termini, «è molto al di sotto delle stime che l'azienda aveva fatto all’inizio. Non c'è stato lo sperato rilancio del lavoro, lo dicono i numeri».

Maurizio Sacchetta ha espresso per la Uil-Tec il dubbio che attanaglia i sindacati dall'inizio della vertenza. «C'è da chiedersi, in assenza di un'interlocuzione con la proprietà cinese, chi e cosa rappresenti Paolo Bodo, l'amministratore di Sixty distribution», una delle nuove società.

Analisi fredda e spassionata infine da Marino D'Andrea, rsu in quota Filctem. «E' bene rendersi conto fin d'ora», ha detto rivolto alle colleghe attorno al tavolo, «che dall'11 ottobre prossimo saremo ex dipendenti Sixty, o meglio un nuovo gruppo di disoccupati con poche speranze che si aggiungerà alla marea di senza lavoro in questa provincia e nel resto dell'Italia. Abbiamo perso questa battaglia», ha sottolineato in conclusione, «anche grazie alla maggioranza di noi superstiti i quali hanno sempre atteso che altri risolvessero il loro problema. Non hanno mai lottato al nostro fianco, ma ora tutto è finito».

Francesco Blasi