Smargiassi: in agonia il distretto sanitario

23 Gennaio 2020

VASTO. L’agonia del distretto sanitario di Vasto e il disagio dei vastesi, sono stati rappresentati all’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì dal consigliere regionale Pietro Smargiassi...

VASTO. L’agonia del distretto sanitario di Vasto e il disagio dei vastesi, sono stati rappresentati all’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Verì dal consigliere regionale Pietro Smargiassi (M5S). «Ho ribadito all’assessore», dice Smargiassi, «i gravi disservizi acclarati nel distretto sanitario di Vasto in relazione al cambio o revoca del medico di base». Smargiassi poi spiega: «Avevo già denunciato la questione ai dirigenti Asl e purtroppo ho potuto constatare che nulla è cambiato. Adesso è il momento che la giunta regionale, e in particolare l’assessore Verì, si impegnino a risolvere il problema e chiedano spiegazioni al direttore generale Asl, Thomas Schael, e al direttore amministrativo Giulietta Capocasa. Schael e Capocasa fino ad oggi non sono stati capaci di dare alcuna risposta ai cittadini», incalza il consigliere pentastellato.
«Quella dell’ufficio per la revoca o la scelta del medico di base a Vasto è una situazione insostenibile per i cittadini. Parliamo di un ufficio composto da due impiegati, di cui uno è andato in pensione ad aprile e non è mai stato sostituito, e l’altro è in malattia. In questo momento i lavori vengono portati avanti da un terzo professionista, al quale vanno i miei ringraziamenti, che però la Asl deve andare a prendere con un autista a Casalbordino. Altro problema riguarda l’apertura dell’ufficio e l’ordine con cui gli utenti usufruiscono dei servizi. L’orario è dalle 8.,30 alle 12,30, ma invece di normali prenotazioni, sono posti sul davanzale di una finestra 25 foglietti di carta con numeri scritti a penna, che terminano verso le 9,10. Chi arriva dopo è costretto a tornare a casa e a riprovare la mattina dopo. È una violazione dell’orario previsto, che non viene rispettato, oltre che di un metodo di lavoro inadeguato», conclude Smargiassi. (p.c.)
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