Soldi spariti dalla Croce Rossa: la procura chiede una condanna

26 Novembre 2021

Il pm vuole un anno e mezzo di reclusione per un’ex impiegata: «Ha rubato il denaro dalla cassaforte» La difesa: «È totalmente estranea ai fatti, va assolta con formula piena». A febbraio ci sarà la sentenza

CHIETI. La procura ha chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione per un’ex impiegata amministrativa della Croce Rossa accusata di essersi impossessata di 25mila euro contenuti nella cassaforte dell’associazione di volontariato. Il furto aggravato, secondo la ricostruzione del pm d’aula Natascia Troiano, è stato compiuto nella sede di via Falco nel periodo compreso tra gennaio del 2017 e l’8 novembre dello stesso anno. L’avvocato Marco Femminella ha sollecitato per l’imputata l’assoluzione «con formula piena per non aver commesso il fatto». La Croce Rossa si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Cristiano Sicari e ha chiesto 35mila euro di risarcimento per il danno materiale e morale. Il giudice Enrico Colagreco ha fissato al prossimo 17 febbraio l’udienza per le repliche, poi arriverà la sentenza.
L’ACCUSA
Dal primo al 12 settembre del 2017, l’imputata ha usufruito di un periodo di ferie e, al suo rientro, è stato riscontrato un ammanco di denaro all’interno della cassaforte, da cui erano stati sottratti contanti, assegni e giustificativi delle distinte, per un importo stimato inizialmente in circa 10mila euro. Il primo dicembre dello stesso anno l’allora presidente ha formalizzato una denuncia a carico di ignoti. A seguito delle dimissioni del presidente, è stato nominato un commissario che, dopo aver svolto ulteriori indagini interne per l’esatta quantificazione dell’ammanco, ha dichiarato in querela che il denaro sparito ammontava a circa 25mila euro, sottolineando che l’addetto amministrativo che aveva materialmente in mano la chiave della cassaforte e il codice della combinazione dal 10 ottobre del 2016 all’8 novembre del 2017 era solamente l’attuale imputata, precisando di avere sospetti su di lei.
LA DIFESA
Il difensore dell’ex impiegata amministrativa finita sotto inchiesta ha rimarcato come nella seconda denuncia siano stati presentati «fogli manoscritti dal significato oscuro, sulla scorta dei quali si giunge a quantificare incomprensibilmente un ammanco nella misura di 25mila euro. Documenti, a ben vedere, non verificabili, che non consentono di intuirne, nemmeno vagamente, il significato e che certo non possono assimilarsi ai libri contabili». L’avvocato Femminella ha poi affermato come, nel corso del processo, vari testimoni abbiano dichiarato «che le chiavi della cassaforte erano a disposizione di più persone, che per ciascun volontario era facile ottenere i duplicati delle chiavi, che l’ingresso della stanza dove si trovava la cassaforte poteva essere forzato in qualunque momento e che, per ultimo, la combinazione era conoscibile da tutti i volontari che assistevano all’apertura della cassaforte. Si può ragionevolmente concludere», ha chiuso l’avvocato Femminella, «che chiunque poteva impossessarsi del denaro, approfittando proprio del momento in cui l’imputata era assente per ferie».
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