«Solo chiacchiere su come battere la crisi»
Ogni tanto, nella nostra città, viene rilanciato il dibattito per cercare di capire le cause di un declino ormai inarrestabile e per individuare le ricette per il suo eventuale rilancio. Nulla...
Ogni tanto, nella nostra città, viene rilanciato il dibattito per cercare di capire le cause di un declino ormai inarrestabile e per individuare le ricette per il suo eventuale rilancio. Nulla togliendo al valore dei singoli contributi, a me pare che ancora una volta si parta con il piede sbagliato perché i vari contributi non interagiscono tra di loro e non si capisce mai bene a chi spetterà tirare le conclusioni della discussione.
Penso, quindi, che sarebbe il caso che il suscitatore dell'attuale dibattito, presidente della Camera di Commercio, promuova un dibattito pubblico, magari nella capiente sede di Madonna delle Piane, chiamando le forze politiche e sindacali, gli amministratori pubblici, i portatori di diversi interessi, ad un confronto capace di entrare nel merito delle cose possibili da fare perché c'è bisogno, almeno a mio parere, di progettualità, non di chiacchiere.
Da questo confronto pubblico penso che possa uscire qualcosa di buono. La devastante crisi della nostra città ha un solo colpevole: il processo di desertificazione industriale della Valpescara, una volta definita "Vallata della Rinascita" e che oggi va definita “Vallata della Morte".
Sono stati persi oltre 10 mila posti di lavoro nell'industria scalina e, conseguentemente, ogni mese sono mancati all'appello, al valore attuale, circa 15 milioni di euro più i mancati contributi previdenziali che appesantiscono i già difficili conti dell'Inps.
Tutto ciò non è avvenuto per caso ma a causa di scelte sbagliate fatte da chi ha amministrato la città negli ultimi 70 anni che ha privilegiato un tipo di sviluppo industriale fondato su aziende a basso valore aggiunto, entrate in crisi in seguito ai processi di mondializzazione dell'economia, diversamente da quanto è avvenuto, per esempio, in Valdisangro e Valtrigno, dove lo sviluppo industriale si è fondato su solide aziende come Fiat, Honda, Magneti Marelli (oggi Denso) Pilkington (ex Siv) ecc.
A mio avviso si potrebbe cercare di ripartire, non puntando su fantasiose attività di divertimento, come sembra si voglia fare, ma su piccole e medie aziende industrialmente innovative e collegate, con l'indotto, ai colossi esistenti nella nostra Provincia. Queste aziende potrebbero anche rioccupare, con adeguati corsi di formazione, i lavoratori licenziati, per ultimi, dall'ex Burgo e mai rioccupati, nonostante tante promesse elettorali e va da sé che puntando su uno sviluppo industriale qualificato, anche tutte le attività del commercio e del terziario in genere verrebbero rivitalizzate. Così come la riutilizzazione dei 14 mila mq di superfici oggi disponibili sarebbe in grado di rivitalizzare il nostro centro storico con l'auspicato ritorno di alcune facoltà universitarie sul colle.
Giustino Zulli
(già sindacalista Cgil)

