«Sono andati persi i risparmi di una vita»

22 Dicembre 2015

Francavilla, i racconti dei correntisti Carichieti che si sono rivolti all’assemblea di Federconsumatori

FRANCAVILLA. C’è chi ha investito i risparmi di una vita in banca, credendo di averli posti al sicuro, ed ora non sa quei soldi che fine faranno, se li rivedrà, quanti e quando. Tra le storie di abruzzesi che ieri si sono rivolti all’assemblea di Federconsumatori, c’è quella di chi ha impiegato 70, 90 e 100mila euro investendo in obbligazioni subordinate sulle quali ora, con il fallimento e il commissariamento di Carichieti, Banca Etruria, Banca Marche e Cari Ferrara, pende un gigantesco punto interrogativo che può voler dire la perdita di tanto denaro. Al Mumi di Francavilla l’associazione dei consumatori ha ascoltato e offerto consulenza alle storie dei risparmiatori che ritengono di essere stati truffati dalle banche. La tipologia di utente è pressoché la stessa: il correntista di mezza età che ha investito quanto risparmiato, la liquidazione o altre somme, fidandosi del proprio istituto di credito senza, a detta di chi ha raccontato, essere adeguatamente informato sulla percentuale di rischio che l’investimento avrebbe portato con sé. Alle storie dei cittadini hanno risposto il vice presidente nazionale di Federconsumatori, Sergio Veroli, e il presidente della Consulta legale dell’associazione regionale, Vincenzo Di Lorenzo. In particolare i correntisti hanno raccontato che, tra il 2010 e il 2011, sarebbero stati convinti dai loro referenti negli istituti di credito a cambiare tipo di investimento puntando su titoli a più alto rischio, cioè obbligazioni subordinate sostanzialmente equiparate nella rischiosità alle azioni. «Pensare che l’attività dei banchieri di suggerire tali tipi di investimenti sia illecita è sbagliato», ha precisato l'avvocato Di Lorenzo, «l’attività delle banche è perfettamente lecita ma è vero che, secondo il testo unico di legge bancaria, deve essere accompagnata da un’informativa adeguata e che rispecchi requisiti specifici. Questo aspetto va indagato per capire se e in che modo il cliente sia stato truffato». Quanto alle possibilità dell’associazione dei consumatori di intervenire in difesa dei correntisti, Di Lorenzo ha precisato che «non ci sono i requisiti per promuovere una class action dal momento che le situazioni sono del tutto disomogenee tra loro. Verificheremo le possibilità offerte dall’arbitrato non appena la normativa in materia sarà chiara, e interverremo in difesa dei consumatori».

Paola Toro

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