«Sono multe irregolari»

7 Marzo 2017

Ricorso contro la diabolica macchinetta sulla Tiburtina che ha rilevato 14mila infrazioni

CHIETI. L’autovelox automatico non può essere posizionato in centro abitato se manca lo spartitraffico centrale, e neanche su una strada, anche se molto trafficata, che non presenta le caratteristiche tecniche delle strade urbane di scorrimento. Lo dice la seconda sezione della Cassazione civile (sentenza 12231 del 14 giugno 2016) , e lo ricorda l’avvocato Giuseppe Grande nel ricorso presentato al giudice di pace di Chieti, per chiedere l’annullamento di ben 17 sanzioni inviate a un automobilista “colpevole” di aver sforato di uno-due chilometri, in qualche caso di cinque, il limite di velocità fissato a 50 km . L’uomo, è uno dei “fortunati” automobilisti immortalati dall’autovelox installato lo scorso 9 dicembre sulla Statale 5 Tiburtina Valeria, che finora ha prodotto quasi 14mila multe. Il Comune di Chieti ha giustificato l’operazione sostenendo che l’apparecchiatura, di ultimissima generazione, in realtà dovrebbe rappresentare un deterrente per chi coltiva il pericoloso vezzo di pigiare troppo il piede sull’acceleratore, in un tratto di strada particolarmente pericoloso. Se i numeri dicono qualcosa, però, non si può non notare che l’obiettivo principale sembra fallito, visto che in appena tre mesi sono state ben 14mila le infrazioni, alcune delle quali con decurtazione di punti dalla patente, rilevate dalla polizia municipale, diretta da Donatella Di Giovanni. Come deterrente, dunque, l’autovelox pare non funzionare molto, anche perché, come sottolinea ancora l’avvocato Grande nel ricorso, non è neanche ben visibile. «Dalle foto prodotte», si legge nel ricorso, «si palesa come il dispositivo sia del tutto nascosto, occultato, e comunque poco visibile perché posizionato dietro il grosso cartellone pubblicitario del distributore di carburanti ivi situato». Viaggiando alla media attuale, significa che in un anno nelle casse del Comune “rischiano” di entrare più o meno dieci milioni di euro. Dell’avveniristica macchinetta, che rileva la velocità dei veicoli attraverso spire a induzione magnetica collocate sotto il manto stradale, e una telecamera di ultima generazione, l’automobilista pluri sanzionato si è accorto solo dopo l’arrivo della prima contestazione. E potrebbero arrivarne delle altre, sottolinea l’avvocato. Attualmente l’uomo deve al Comune circa 2000 euro, salvo nuove sanzioni ancora da notificare. Lo stesso automobilista, però, causa delle buche presenti sulle strade ha riportato danni per circa 1500 euro. Per questo il legale ha chiesto, in subordine all’annullamento delle multe, almeno la possibilità di compensare. Sarà il giudice di pace di Chieti, dunque, a dipanare la matassa. Oltre ai precedenti giurisprudenziali consolidati, l’avvocato Grande rileva che sul sito della Polizia stradale è presente una mappa con le indicazioni delle strade in cui sono presenti tutor e autovelox. «Nessuna traccia», osserva, «della presenza del dispositivo sulla strada in questione, con conseguente illegittimità dei verbali impugnati». Per ora il legale ha chiesto anche di sospendere il pagamento delle sanzioni. Codice della strada a parte, l’avvocato avanza dei dubbi anche circa l’attendibilità del dispositivo a induzione magnetica. «Il produttore», sottolinea, «riferisce di prestare attenzione che in prossimità delle spire non ci siamo strutture metalliche, tombini e cavidotti». Il tratto stradale, invece, è pieno di attraversamenti di cavi e impianti per alimentare l’illuminazione stradale, di cartelloni con struttura metallica. Sicuro che non interferiscano con il campo magnetico dell’autovelox? Nell’attesa che qualcuno risponda anche a questo quesito, la “macchinetta” continua imperterrita la sua opera di milionaria “deterrenza”.

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