Sono oltre 1.400 i bimbi nati in provetta a Ortona

É salvo il Centro dell’ospedale Bernabeo diretto dal professor Tiboni Il quarto in Italia per volume di attività, resta l’unico pubblico in Abruzzo
CHIETI. É il quarto Centro pubblico italiano di procreazione assistita con tecniche di fertilizzazione in vitro in quanto a volume di attività con 1.433 bambini nati, dal 1997 al 2013. É l’unico centro pubblico in Abruzzo. Il 25 per cento di donne proviene da fuori Regione. É solo qualche cifra dell’Unità operativa semplice dipartimentale di procreazione medicalmente assistita, che si trova al III livello dell’ospedale Gaetano Bernabeo di Ortona, diretta dal professor Gian Mario Tiboni (aggregato di Ginecologia). Una eccellenza riconosciuta in Italia che vive in un presidio che da poche ore non ha più il Punto Nascite.
Una pietra preziosa che viene deprivata delle sue gemme, con un dietrofront verso quello che avrebbe dovuto essere l’ospedale della donna. Ma Tiboni c’è.
ATTIVO DAL 1997. Il Centro di procreazione assistita è consultato da quelle coppie che per vari motivi non riescono ad avere figli. Il professor Tiboni e la sua equipe applicano tecniche molto complesse e all’avanguardia.
DAL 2013 CRIOCONSERVAZIONE
DEGLI OVOCITI. L’attività di procreazione assistita è iniziata 18 anni fa con la Inseminazione endouterina e le tecniche di fertilizzazione in vitro, la cosiddetta Fivet. Non era prevista la crioconservazione di ovociti, attività ulteriore che è partita nel 2013. «La nuova frontiera è quella della oncofertilità», spiega Tiboni, «quando vengono congelati gli ovociti di una donna con patologia oncologica. In attesa che faccia la chemioterapia che potrebbe provocare sterilità, l’ovocità viene congelato. Ma è una pratica sulla quale stiamo lavorando».
I FIGLI IN PROVETTA. Brutta e comune espressione per indicare una tecnica di procreazione che in qualche modo avviene nella prima parte in un laboratorio. C’è qualcosa di molto più straordinario dietro questa forma di assistenza a creare una vita che ha comunque a che fare con la immensa capacità umana.
I figli che sono nati con la procreazione assistita dal 1997 ad oggi sono 1.433. Una cifra importante se si pensa che in genere a rivolgersi al Centro ortonese sono coppie che per svariati motivi si trovano a pensare ad avere figli quando la donna ha più di 40 anni e con una capacità molto ridotta di restare incinte. La procreazione assistita può superare questo limite. Ma anche in questo caso la probabilità di continuare la gravidanza aumentano ma non oltrepassano il 5%.
100 coppie al mese. Le coppie che mensilmente si rivolgono al Centro del professor Tiboni sono mediamente 100. «Il 25 per cento», dice Tiboni, «arriva da fuori regione, Marche, Lazio, Puglie, Molise, perché in quella regione non ci sono Centri pubblici e anche perché il Centro di Ortona ha una certa reputazione».
DA MAGGIO 2014 PAGA L’UTENTE. Prima del 26 maggio 2014 la procreazione assistita veniva fatta in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. In pratica l’utente pagava solo il ticket. Dopo quella data il costo è a totale carico dell’utente.
QUANTO SI PAGA? Il primo livello, inseminazione intrauterina, costa 290 euro, il secondo livello (Fivet o Icsi) ha un prezzo da 1.150 a 1.400 euro. La crioconservazione degli ovociti costa invece 250 euro. Tutte le indagini preliminari relativamente alla indagine diagnostica, invece sono a carico del servizio sanitario nazionale. Nonostante in un centro privato si arrivi a pagare oltre i 3.500 euro, il costo del pubblico è relativamente alto che circoscrive la possibilità di fare ricorso alla procreazione assistita prevalentemente a coppie che hanno disponibilità economica. Ma sembra che la ministra Beatrice Lorenzin voglia reintrodurre il costo a carico del Snn.
IL PERSONALE RIDOTTO. Oltre al professor Tiboni ci sono la dottoressa Federica Romani, il biologo Vincenzo Dadorante, un’ostetrica e un infermiera, oltre a tirocinanti, specializzandi e borsisti. «Non siamo molti», commenta Tiboni, «se fossimo di più certamente potremmo fare una maggiore attività e di questo ne gioverebbe il reparto e naturalmente l’utenza».
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