«Sono stufo di uccidere mosche»

La lettera di Di Biase, il residente di Casoni che accusa l’impianto di rifiuti
CHIETI. Da Luciano Di Biase riceviamo e pubblichiamo.
«Tutta la tecnologia, l'attenzione all'ambiente e alla salute degli abitanti della contrada oltre che dei lavoratori Deco sono state ampiamente messe in atto…" e allora come mai c'è chi è arrivato a fare un giro di perlustrazione solo all'interno dell'impianto Deco, mentre non c'è chi ha deciso di restare qualche giorno ad osservare in quali condizioni sono costretti a vivere i cittadini all'esterno della mega lavatrice di rifiuti? Come mai chi è entrato nella più grande lavatrice dei rifiuti d'Abruzzo si è trovato di fronte ad una sorta di mega hotel a 5 stelle, silenzioso, ovattato, con una sola mosca che vola ma "che avrà vita breve", mentre io, che vivo a pochi passi dal cancello del "mega hotel", combatto ogni giorno contro nuvole di mosche che in pochi mesi, sono riuscite a creare la
"magnifica opera d'arte", che vedete nella foto, intorno ad una lampadina del mio garage?Forse anche le mosche rifiutano di vivere in mezzo a tonnellate di rifiuti e preferiscono invece, la mia abitazione, dove non essendoci rifiuti, possono vivere beate e contente? O forse perché, non essendo idonee, per loro natura, ad un ambiente troppo luminoso e pulito, come quello del "mega hotel", da cui vengono perciò scacciate, rimangono vaganti nelle vicinanze dove, gli odori, accentuati dalla calura estiva, creano un ambiente a loro più famigliare? Forse il sonno disturbato dai rumori persistenti è giusto, mentre non lo è quello disturbato dal suono melodico delle campane di una chiesa, tanto che in alcuni paesi, è stato vietato al parroco di far suonare le campane?
Le favole bisogna raccontarle bene, altrimenti nessuno ci crede più…
Il giornalista Gramellini diceva: "I sentimenti veri hanno una dignità che li preserva dal senso del ridicolo" ed io voglio lasciare il ridicolo ad altri ed avere sentimenti veri, come la speranza, con questa protesta, di risvegliare la coscienza di chi dovrebbe proteggere e tutelare, allontanandoci da "l’economia della mondezza", che continua a favorire solo i gestori degli impianti lasciando invece noi cittadini in balìa di questa gestione dei rifiuti. C'è chi asserisce che la mia protesta sia "…una lotta personale con aria di vendetta", dunque un mero attacco strumentale e, per screditare quanto da me asserito, apre le porte dell'azienda offrendo " …tutta la disponibilità al confronto con i residenti" e fa fare addirittura un giro panoramico del "mega hotel" con una sorta di "papamobile". Bene io apro le porte di casa mia, 24 ore su 24, 365 giorni all'anno e non solo per momenti limitati di tempo, che potrebbero non rispecchiare la realtà, per dimostrare la veridicità di tutta la mia protesta, facendo magari anche un giro tra la gente di Casoni, non con una papamobile, ma con una semplice e vecchia Panda 4x4 da me posseduta.
Concludo consapevole, da un lato, che la mia protesta è solo una piccola goccia in un oceano, l'oceano dell'indifferenza di chi ha paura di metterci la faccia, ma speranzoso, dall'altro, di ripetere, nel 2014, la storia di Davide contro Golia, in cui fanciullo sconfigge il gigante, perché come diceva Aristotele "La speranza è un sogno fatto da svegli" ed io voglio essere sveglio per raccontare la realtà che la gente di Casoni vive, ma non voglio essere più svegliato dalla grande lavatrice dei rifiuti d’Abruzzo».
Accogliamo la lettera di Luciano Di Biase che abita di fronte al Tmb di contrada Casoni dove, ogni giorno, vengono conferite tonnellate di rifiuti da oltre 50 Comuni. Dell’intervento del residente abbiamo necessariamente omesso alcuni passaggi perché a nostro parere passibili di querela. Ricordiamo che su questa vicenda il Centro ha dato ampio spazio sia a Di Biase sia all’azienda Deco che ha creato e fa funzionare il Tmb. (l.c.)

