Sospesa la Pet-tac, pazienti dirottati fuori Abruzzo

Scaduto l’appalto per fare l’esame nei camion, la proroga promessa non c’è I malati di tumore sono costretti a curarsi in Molise: «Ma per noi così è difficile»
CHIETI. Non c’è solo il coronavirus. Ci sono anche i malati di cancro che si sentono abbandonati. Dallo scorso 2 febbraio non sarebbe più in funzione all’ospedale teatino la Pet-tac, l’esame diagnostico che individua i tumori e che viene utilizzato anche nei casi di demenza. La Asl smentisce che il servizio sia sospeso, ma i pazienti dicono altro. «Io ieri sono andato a prenotare una Pet per mia moglie e mi hanno detto che non si può», dice Roberto S., «pare che il noleggio dell’attrezzatura sia terminato al 31 gennaio e che non sia stato riattivato. Quindi i pazienti devono andare fuori regione, visto che a Pescara è impossibile prenotare una seduta a causa delle file lunghissime».
Da più di 8 anni all’ospedale di Chieti la Pet è ospitata all’interno di tir parcheggiati nel piazzale del 118 e Chieti è una delle sole 5 città d’Italia a essere costretta a ricorrere al sistema dei camion. La Asl guidata dal direttore generale Thomas Schael aveva avviato mesi fa una gara d’appalto per il noleggio della Pet sui tir per altri quattro anni (2 più 2) al costo di 2.784.915 euro, ma pare che la gara non abbia avuto esito. Nel frattempo l’appalto è scaduto il 31 gennaio scorso, anche se l’ultima seduta c’è stata lo scorso 2 febbraio. Poi più nulla. E nonostante dalla Asl si parli di una proroga, al momento una ventina di pazienti è stata indirizzata altrove. «Lunedì sono andata all’ospedale di Chieti per il controllo e sono andata in reparto, come mi ha consigliato la mia oncologa, per andare a vedere cosa stava succedendo perché la mia impegnativa risale al 20 ottobre scorso», dice Anna G., «quindi io è dal 20 ottobre che non riesco a fare la Pet e per questo la mia oncologa, preoccupata, mi ha consigliato di informarmi in reparto sul perché non riuscissi a fare questa Pet. Ma in reparto mi hanno detto che al momento non sono in grado di fissarmi una seduta e mi hanno consigliato di andare in Molise, a Venafro, che dista 187 chilometri. Ma io non ci posso andare. Ho anche tentato di mettermi in contatto con il Cup dell’Aquila ma non mi hanno risposto. E quindi io, come tanti altri, rimaniamo in attesa».
Gina P. è un’altra paziente che abbiamo raggiunto al telefono proprio mentre tornava da Pozzilli, dove si era appena sottoposta alla Pet: «Non potevo aspettare», spiega, “per fare la Pet-tac bisogna sospendere la chemioterapia, ma non la si può sospendere per troppo tempo. E quindi per me non c’era scelta. Ma al di là della scomodità di andare fino a Pozzilli, il fatto è che a Chieti conoscono tutta la mia storia clinica e quindi posso essere assistita in maniera migliore. Anche se fare la Pet sul camion è molto scomodo: il fatto è che quando ti alzi dal lettino della Pet ti gira un po’ la testa e scendere quei gradini ripidi del camion è anche pericoloso».
La Pet-tac dell’ospedale teatino è da tempo al centro delle polemiche. Diverse associazioni che si occupano di malati oncologici e di sociale hanno chiesto di togliere dai tir l’attrezzatura, acquistandone una, oppure affittandola, ma comunque sistemandola all’interno del reparto di medicina nucleare. È stata promossa anche una petizione con 5mila firme, tra cui anche quella del sindaco Diego Ferrara e dell’assessore alla sanità Giancarlo Cascini.

