Spaccio, arrestato agente penitenziario

6 Settembre 2023

Ai domiciliari Simone Petiti, 37 anni, in servizio a Madonna del Freddo. Tutti gli episodi avvenuti nel carcere piemontese

CHIETI. Tocca anche Chieti l’inchiesta sulla rete di spaccio scoperta all’interno del carcere di Biella, ribattezzato da alcuni detenuti «il paese dei balocchi», dove entravano cocaina, hashish, crack, oppioidi, sostanze anabolizzanti, cellulari e schede sim. Un agente penitenziario di 37 anni, Simone Petiti, originario di Mesagne (Brindisi) e in servizio nella casa circondariale teatina di Madonna del Freddo, è stato arrestato dalla polizia: si trova ora ai domiciliari nella sua abitazione di Villamagna.
Le misure cautelari sono state chieste e ottenute dalla procura piemontese nell’ambito di un’inchiesta che conta complessivamente 89 indagati: 33 persone, tra cui detenuti ed ex detenuti, sono finite in carcere, mentre per 12 familiari di detenuti e tre agenti della polizia penitenziaria sono stati disposti i domiciliari. Nei confronti di altre tre guardie carcerarie, inoltre, è stata chiesta la sospensione dall’esercizio e si è in attesa dell’interrogatorio di garanzia. L’operazione è stata portata a termine con il blitz scattato all’alba di ieri in 21 province d’Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, con la collaborazione delle squadre mobili competenti per territorio. I reati contestati, a vario titolo, vanno dallo spaccio alla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, dall’istigazione alla corruzione alla ricettazione, dal falso in atto pubblico all’estorsione.
Un agente di polizia penitenziaria era stato arrestato il 20 dicembre scorso e, da quel momento, le indagini hanno avuto un’accelerazione. L’inchiesta, partita dall’illecito smercio di tabacchi nel 2019, ha consentito di accertare come nel carcere venissero introdotti anabolizzanti e sostanze stupefacenti, portati microtelefoni e smartphone, impiegati anche per la gestione dello spaccio. Nel corso delle indagini alcuni testimoni hanno parlato del carcere di Biella come quello in cui «puoi trovare ciò che vuoi». L’attività investigativa ha permesso poi di individuare piazze di spaccio gestite dai detenuti, a seconda della tipologia della merce, con la complicità di guardie che garantivano l’introduzione e la cessione di hashish, marijuana, cocaina, eroina, crack, assicurando la possibilità di approvvigionamenti costanti con ingressi settimanali di 150-200 pastiglie di subutex, panetti interi da un chilo di hashish e telefoni cellulari, obbligando i detenuti ad acquistare il materiale a prezzi spropositati: 1.000-1.500 euro per uno smartphone, 200-500 euro per microtelefoni, anche minacciando i detenuti o i familiari in caso di mancato pagamento. I traffici non facevano capo a una persona unica o a un’organizzazione, ma c’erano vari gruppi di detenuti che li gestivano.
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