Spaccio di cocaina nel palazzo, 14 indagati

Nei guai anche un militare dell’Esercito che agevolava i pusher segnalando le targhe delle auto civetta della polizia
CHIETI. Nei giorni più bui dell’emergenza Covid, l’affare della cocaina non si fermava: loro continuavano a spacciare, principalmente in un appartamento all’interno di un palazzo di Francavilla al Mare, al civico 8 di via Vomano. Ma i poliziotti della sezione antidroga della squadra mobile di Chieti li hanno incastrati. Adesso in 14 rischiano di finire sotto processo: sono accusati di aver rifornito i clienti – tra gennaio del 2020 e giugno di quest’anno – non solo di cocaina ma anche di marijuana e, in una circostanza, di Mdma, potentissimo stupefacente sintetico utilizzato soprattutto durante i rave party. Tra gli indagati c’è un militare dell’Esercito, all’epoca in servizio a Chieti, che segnalava ai pusher, per farli sfuggire ai controlli, le targhe delle auto civetta degli investigatori. Nell’elenco dei consumatori, invece, figurano anche giovanissimi, persino sedicenni. L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca è arrivata al capolinea con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto prodromico alla richiesta di rinvio a giudizio: sono ben 62 i capi d’accusa.
Tutto è partito nella prima fase della pandemia, quando anche gli spacciatori sono stati costretti a cambiare abitudini perché vendere le dosi in strada, in pieno lockdown e con gli spostamenti vietati, avrebbe significato dare troppo nell’occhio. Figure centrali, in base alla ricostruzione degli investigatori, sono risultati Luca Rapino, Danilo Di Nardo, Bonifacio Carmine De Angelis, Antonello Montanaro e Carlos Manuel Garçia Gonzales: sono stati loro, in tempi e ruoli differenti, a occuparsi degli affari illeciti utilizzando come deposito della droga, ma anche come luogo di confezionamento e vendita, un appartamento al piano rialzato della palazzina che si trova in una traversa di viale Alcione, dunque a poca distanza dal lungomare. Per provare a farla franca, gli indagati hanno eletto a nascondiglio il vano contatori del condominio, ma è stato tutto inutile perché gli investigatori li hanno scoperti.
Gli uomini della quarta sezione della Mobile hanno individuato anche i fornitori dello stupefacente: essenzialmente erano due i canali. Il primo faceva capo alla pescarese Rosaria Ciarelli: gli agenti hanno documentato cinque cessioni. L’altra fonte di approvvigionamento, sempre secondo l’accusa, erano Laura Baldassarre e il figlio Manuel Bressi: in questo caso sono accertati quattro episodi di compravendita. In un’occasione, invece, Rapino e Di Nardo hanno trasportato la cocaina da San Severo utilizzando l’automobile di un terzo uomo. Nell’elenco degli indagati c’è anche il nome di Leonardo Seccia, 26 anni di Casacanditella, perché, si legge nel capo d’imputazione, «concorreva con Di Nardo e De Angelis nell’attività di detenzione illecita e di cessione continuata di sostanze stupefacenti in quanto, approfittando della sua qualità di militare in servizio alla caserma Spinucci, dove sono distaccati uffici della questura di Chieti, segnalava loro le targhe delle autovetture in uso alla squadra mobile per i servizi di osservazione e pedinamento in modo da evitare di incorrere in controlli nei loro confronti».
Gli indagati sono difesi dagli avvocati Corradino Marinelli, Giovanni Angelucci, Giancarlo De Marco, Giuliano Milia, Andrea Di Lizio, Giuseppe Piserchia, Enzo Di Lodovico, Alessandra Paolini e Angelo Mastrocola: hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare il processo nei loro confronti.
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