Spaccio di cocaina pura e hashish Scattano 4 arresti, 16 indagati

La famiglia Elisii a capo dei pusher che acquistano dai rom di Pescara e vendono anche marijuana Le dosi ai giovani di Guardiagrele, Fara, Casacanditella e Francavilla. Il gip: fenomeno pericoloso
CHIETI. Cocaina pura fino all’86 percento, hashish e marijuana. Non mancava nulla nel menu dei pusher che vendevano le dosi a Guardiagrele e nei paesi vicini. Il giro di spaccio, gestito dalla famiglia di origine rom degli Elisii, è stato fermato all’alba di ieri: i carabinieri della compagnia di Chieti hanno arrestato 4 persone, mentre altre 16 sono indagate. Le perquisizioni sono scattate in nove abitazioni, anche di Pescara, la città da dove arrivava la droga, e Francavilla. L’inchiesta, condotta dai militari del nucleo operativo e radiomobile e coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, è durata due anni: gli uomini del maggiore Massimo Capobianco e della tenente Maria Di Lena hanno documentato oltre 150 episodi di spaccio, come ricostruito nelle due ordinanze firmate dal giudice Luca De Ninis. Per Stanislao Elisii si sono spalancate le porte del carcere, mentre la fidanzata Nicole Tinari, Carmina Ciarelli (detta Ambra) e Michele Ferrari sono finiti ai domiciliari. Misura cautelare anche per Rocco Elisii (obbligo di dimora). Durante l’inchiesta sono state arrestate in flagranza sei persone: è lungo l’elenco dei sequestri a riscontro delle ipotesi investigative.
LA PRIMA FASE. La prima parte dell’indagine è iniziata nel 2017 dopo le segnalazioni arrivate ai carabinieri di Guardiagrele, da parte di alcuni cittadini, su episodi di spaccio sempre più frequenti. I primi accertamenti hanno consentito di individuare in alcuni componenti della famiglia Elisii i principali distributori della droga: da qui Elisiir, il nome dell’operazione. A fornire la cocaina era Ciarelli, 28 anni, giovane esponente di una nota famiglia rom pescarese. Gli Elisii, come ricostruito dagli investigatori, erano soliti prendere in affitto ville o appartamenti fuori dal centro abitato e in località isolate, vigilati dagli stessi spacciatori che controllavano gli spostamenti delle forze dell’ordine. In questo modo, gli indagati acquistavano lo stupefacente proveniente da Pescara e lo vendono ai giovani di Guardiagrele, Casacanditella, Fara Filiorum Petri e Francavilla. Ma i carabinieri, attraverso centinaia di intercettazioni e pedinamenti, hanno ricostruito nel dettaglio il maxi affare illecito.
L’OVERDOSE. Dopo il deposito in procura di una prima informativa, è stato aperto un ulteriore fascicolo legato alla morte di un operaio di Rapino, ucciso nella sua abitazione da un’overdose di eroina e cocaina nel febbraio del 2019. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile hanno scoperto i tentativi di contatti telefonici tra un’utenza intestata a Nicole Tinari e la vittima. Scrive il giudice: «Pur non essendosi acquisiti elementi certi per attribuire ad alcuno degli indagati la cessione del cocktail di stupefacenti risultato fatale, anche tale decesso deve tuttavia essere considerato un sintomo del livello di pericolosità che ha raggiunto l’attività di narcotraffico nell’area territoriale in esame e che richiede pertanto una risposta di contenimento». Per il gip De Ninis, sono emerse «attività di spaccio continuative, particolarmente rilevanti per la cocaina».
LA FORNITRICE. Ambra Ciarelli ha mostrato «una capacità di approvvigionamento sostanzialmente illimitata nell’ambiente rom del narcotraffico pescarese». «Io non la mangio», diceva al telefono: la frase intercettata dai carabinieri dimostra che l’indagata «non consuma cocaina, sfruttando le sue relazioni illecite solo a fini di profitto personale». Nonostante la giovane età, durante le cessioni di droga, Ambra è «sempre particolarmente attenta e prudente e segue una sorta di protocollo operativo: adusa a prendere appuntamenti in luoghi pubblici, dove giunge accompagnata da persone di volta in volta diverse e dove incontra i suoi clienti due volte per ciascuna cessione: la prima volta per definire qualità e modalità della fornitura e per controllare la logistica dell’operazione, la seconda volta a breve distanza di tempo per eseguire il contratto illecito».
GLI ALTRI ARRESTATI. Stanislao Elisii, invece, è considerato «il pusher principale e abituale dell’area guardiese»: gestisce l’attività di spaccio «con protervia, mostrando affidamento anche sulla propria capacità di eludere i controlli di polizia». Per Tinari, sempre secondo il giudice, valgono le stesse considerazioni espresse per il fidanzato, con la sola differenza del «ruolo vicario» da lei svolto. La posizione di Ferrari è inizialmente quella di «pusher dipendente da Elisii, ma nella seconda fase delle intercettazioni risulta salita al suo stesso livello, con contatti diretti con la fornitrice pescarese, identico livello operativo e quantitativo e identica capacità di trattativa». Gli arrestati sono difesi dagli avvocati Massimo Solari, Luca Sarodi, Antonio Tenaglia e Annalisa Di Cocco. (cr.ch.)
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