Spaccio in centro, gli arrestati in silenzio

Pierluigi Bellia resta in carcere, il padre Claudio all’obbligo di dimora e gli altri tre pusher ai domiciliari
CHIETI. Hanno scelto di rimanere in silenzio davanti al giudice. I quattro pusher arrestati con l’accusa di spacciare cocaina, marijuana e hashish alla villa comunale e in pieno centro storico si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia di fronte al giudice Luca De Ninis. Per tutti, dunque, sono state confermate le misure cautelari disposte su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani dopo le indagini della sezione narcotici della squadra mobile di Chieti: il teatino Pierluigi Bellia, 26 anni, rimane in carcere, mentre restano ai domiciliari Ivanov Teodor Todorov, 40enne di origini bulgare residente in città, Stefano Del Grosso, 50 anni, anche lui di Chieti, e l’albanese Roxen Velja, 37 anni, che vive a Pescara. In silenzio anche il papà di Pierlugi Bellia, Claudio, 63 anni, sottoposto all’obbligo di dimora. Nell’inchiesta c’è un sesto indagato a piede libero, il teatino Matteo Iacone, 22 anni.
I pusher sono accusati, a vario titolo, di aver venduto le dosi ai giovanissimi nei luoghi simbolo della città: dai giardini pubblici a piazza Matteotti, dalla Trinità a porta Pescara, persino davanti alla statua di Padre Pio e alla chiesa di Mater Domini. L’attività investigativa, durata circa quattro mesi, ha consentito di sequestrare oltre 6 chili e mezzo tra hashish e marijuana, circa 120 grammi di cocaina, denaro provento dello spaccio, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi.
Numeri a parte, le investigazioni hanno svelato «un’attività di spaccio seriale e continuativa», riassume il giudice. Pierluigi Bellia e il padre, secondo le carte dell’accusa, «da anni monopolizzano l’illecito mercato di stupefacenti nel capoluogo di provincia teatino». Il pm, invece, osserva: «Appare evidente come tali condotte, delineatesi dall’attività di intercettazione e supportate da vari riscontri, siano assunte a una dimensione di particolare allarme sociale che rende, nella prospettiva della tutela dell’esigenza di evitare la reiterazione del reato, la custodia cautelare unico strumento idoneo a conseguire lo scopo».
Ieri mattina ad assistere gli indagati c’erano gli avvocati Italo Colaneri, Mauro Faiulli (in sostituzione di Antonello Remigio), Alessandro Perrucci ed Emanuele Calista (in sostituzione di Alessandra Michetti). (g.let.)
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