Sparatoria al bar I tre arrestati restano in carcere

9 Maggio 2015

SAN SALVO. La presenza di diverse pistole esclude lo stato di necessità che, verificandosi all’improvviso, impedisce a chi deve difendersi di reperire più armi. Clirim Tafili, 46 anni, il fratello...

SAN SALVO. La presenza di diverse pistole esclude lo stato di necessità che, verificandosi all’improvviso, impedisce a chi deve difendersi di reperire più armi. Clirim Tafili, 46 anni, il fratello Elvin , 40 anni, e Lulzim Bimi, 28 anni, tutti albanesi, restano in carcere. I giudici del tribunale del Riesame hanno respinto la richiesta di scarcerazione dei difensori. I tre avrebbero reagito all’arrivo di Faslia Fasli impugnando almeno tre pistole. È vero che uno solo dei tre ha sparato tre colpi contro Fasli, ma erano tutti armati. Gli avvocati difensori Giovanni Cerella, Alessandro Orlando e Antonello Cerella, non sono d’accordo e annunciano ricorso in Cassazione. «Lo stato di necessità è contemplato dall’articolo 54 del codice penale e stabilisce la non punibilità di chi abbia commesso un fatto illegale per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo», ricorda l’avvocato Antonello Cerella. «I Tafili dovevano difendere i loro bambini. Non li avrebbero portati in quel locale se solo avessero ipotizzato il pericolo. All’arrivo di Fasli hanno pensato solo a bloccarlo», insiste il legale. (p.c.)