Sparatoria, il migrante subito a processo

Fossacesia, puntò la pistola per colpire carabinieri e vigili: la Procura chiede il rito immediato per tentato omicidio
FOSSACESIA. Finisce subito a processo Isaac Jaw Tabiri, il profugo ghanese di 28 anni protagonista della sparatoria avvenuta nella zona della nuova stazione di Fossacesia il 30 settembre scorso e in cui sia il giovane migrante che il comandante della polizia municipale, Fiorenzo Laudadio, erano rimasti feriti. L’inchiesta è stata chiusa e il processo fissato all’11 gennaio prossimo. Il giudice per le indagini preliminari, Massimo Canosa, ha accolto la richiesta del procuratore Rosaria Vecchi, che ha coordinato le indagini, di procedere con il rito immediato nei confronti del profugo ghanese che deve rispondere di tentato omicidio, lesioni e resistenza a pubblici ufficiali, danneggiamento aggravato, porto abusivo di armi e minacce. L’uomo è in carcere ormai da un mese. Il suo legale, l’avvocato Pierluigi Petragnani, che con lui riesce a comunicare con difficoltà visto che il ghanese parla a stento l’inglese, alla luce della fissazione dell’udienza dinanzi al collegio si riserva di chiedere il rito abbreviato.
In base alle indagini, il 30 settembre scorso Tabiri prima avrebbe litigato con alcuni connazionali nel centro profughi di Torino di Sangro dove era ospitato, li avrebbe minacciati con i coltelli e aggrediti a morsi, per poi avvisarli di avere addosso una cintura piena di esplosivo. Poi il giovane si è diretto sulla Statale 16 Adriatica. Camminando al centro della carreggiata avrebbe minacciato gli automobilisti armato di due coltelli. Alcuni residenti lo hanno notato avvertendo i carabinieri di Fossacesia e Torino di Sangro, che hanno cercato di fermare l’uomo e chiamato una pattuglia della polizia municipale affinché gestisse la viabilità.
In via Piane poi, nella zona della stazione nuova di Fossacesia Marina, il ghanese, circondato dai militari, avrebbe scagliato pietre e massi contro le loro auto, distruggendone tre. Dopo essersi fatto dei tagli col coltello sulle braccia, in una sorta di rito di purificazione, e aver detto ai presenti che la cintura era piena di esplosivo (i sacchetti sulla scena ci sono solo alla fine si scopre essere pieni di riso), si sarebbe scagliato contro i carabinieri. Un militare ha ingaggiato una colluttazione per disarmarlo perdendo così la pistola dalla fondina. Il ghanese l’avrebbe afferrata e puntata contro i militari: ha sparato ma l’arma era scarica. A quel punto un carabiniere ha esploso due colpi che hanno colpito Tabiri alla gamba destra. Uno dei due proiettili, dopo aver frantumato il parabrezza dell’auto di servizio, ha ferito alla gola Laudadio. Nell’interrogatorio di garanzia seguito all’arresto il ghanese ha solo detto: «Non so perché l’ho fatto». A processo dovrà provare a dare più spiegazioni.
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