Spesa gratis ai parenti, 5 a processo

8 Aprile 2021

La cassiera infedele faceva rubare la madre, il padre e la zia

CHIETI. Carne, insaccati e salumi. Ma anche Coca-Cola, Nutella, salmone norvegese e patate. Dagli scaffali del supermercato prendevano di tutto e, con la complicità della cassiera, uscivano senza pagare. Il proprietario del negozio si è insospettito, ha segnalato l’anomalia alla polizia e dalle indagini è venuto fuori che la dipendente infedele permetteva ai parenti di fare la spesa gratis. Non solo: anche il direttore del punto vendita, che in teoria doveva vigilare sull’operato dei suoi collaboratori, è stato scoperto mentre rubava prodotti da banco. Adesso in cinque sono finiti sotto processo: la cassiera D.M., 27 anni, la madre D.T. (50), il padre G.M. (51) e la zia M.T. (49), tutti di Chieti, e il direttore A.D.B. (41), nato a Pescara e residente a San Giovanni Teatino. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha firmato il decreto di citazione a giudizio: la prima udienza è in programma il prossimo 13 dicembre. A portare avanti l’inchiesta è stata la sezione reati contro il patrimonio della squadra mobile di Chieti. I fatti sono avvenuti nel 2019 in un discount teatino. A incastrare gli indagati sono principalmente le immagini del sistema di videosorveglianza che, incrociate con gli scontrini, hanno permesso di svelare il sistema che D.M. aveva escogitato per agevolare i familiari. In sostanza, la dipendente non passava sullo scanner i prodotti più costosi. Così i congiunti potevano tornare a casa con le buste piene: pagavano solamente la merce con prezzi irrisori e risparmiavano, in un colpo solo, anche centinaia di euro. Non è possibile quantificare con precisione il danno, perché i fotogrammi delle telecamere non sono così nitidi da consentire di individuare tutti i prodotti, ma i generi alimentari rubati ammontano a diverse migliaia di euro. Qualche esempio concreto? Il 30 agosto la madre della cassiera ha pagato 20 «pezzi» ma ne ha portati via ben 63. Due giorni prima, invece, un altro parente era andato a fare la spesa due volte nella stessa giornata: nella prima circostanza aveva pagato solo 10 prodotti su 29, mentre nella seconda uno su 5. Al direttore viene contestato un solo episodio, ovvero quello di essersi impossessato, senza pagare, di due buste piene di carne, salumi e altri generi alimentari. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Corradino Marinelli, Fabiola Cianci e Vincenzo Di Lorenzo. (g.let.)
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