Spia la moglie con una cimice, a processo
Marito geloso accusato di maltrattamenti: è convinto che la donna lo tradisca, così registra le conversazioni e la ricopre di insulti
CHIETI. La spiava perché era convinto che lei lo tradisse. Così le ha piazzato una cimice dietro al televisore di casa per poterla controllare a ogni ora del giorno e della notte. Adesso quel marito geloso, N.P., 57 anni, si ritrova sotto processo, davanti al tribunale di Chieti, per maltrattamenti in famiglia nei confronti della moglie di 7 anni più giovane.
La procura non ha dubbi: N.P. si è reso responsabile di «reiterati atti lesivi dell’integrità, della libertà e dell’onore della coniuge». La offendeva con costanza, dandole della prostituta ed «esternando dubbi sulla fedeltà coniugale al punto da installare un apparecchio per captare le conversazioni della donna». Ma non è finita qui, perché l’uomo – stando sempre l’accusa – ha prelevato tutti i prodotti dell’azienda agricola di cui vive la famiglia, «in particolare il vino era venduto al dettaglio unitamente agli attrezzi per la sua produzione». Non solo: N.P., quando ha lasciato casa e si è trasferito dal fratello, ha portato con sé anche «l’olio e altri prodotti che costituivano la riserva della famiglia». Nei confronti del 57enne, dunque, è scattato anche il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. «Ha lasciato la moglie e la figlia minore senza mezzi di sussistenza, omettendo di dare il proprio contributo economico», è la conclusione a cui arriva l’accusa. L’imputato è difeso dall’avvocato Vittorio Supino, mentre la donna si è affidata al legale Mario Di Pillo.
Si è già chiusa con una condanna, invece, un’altra storia di morbosa gelosia. Il giudice Andrea Di Berardino ha inflitto un anno di reclusione a un maestro di ballo, C.R., pescarese di 62 anni, che si è trasformato nello stalker di una donna di 11 anni più giovane con la quale aveva una relazione sentimentale. L’incubo, sostiene la procura, è iniziato il 22 luglio del 2016, ovvero all’indomani della decisione della vittima di mettere fine a quell’amore malato «proprio a causa dell’estrema gelosia e delle pregresse aggressioni subite». Così gli atti persecutori sono andati avanti fino all’8 settembre dello stesso anno. Lui l’ha «molestata con condotte reiterate», inviandole una raffica di messaggi su Whatsapp «con i quali minacciava di ucciderla e di mandarle gli zingari sotto casa». Poi l’ha ingiuriata e invitata con insistenza a riprendere la relazione. A quel punto, sono cominciati gli inseguimenti e gli appostamenti sotto casa e sul posto di lavoro della vittima. «Ha causato nella donna, che temeva per la propria incolumità, un fondato stato di paura», si legge sul capo d’imputazione. Il maestro di ballo, che già in passato era finito nei guai per vicende analoghe, ha sempre respinto ogni accusa. Lo ha fatto anche nell’ultima udienza, quando ha deciso di rispondere alle domande di giudice e pm. Ma non è bastato per evitare la condanna.

