Spie, giudici fascisti e opere d’arte: cimitero monumentale da scoprire

Il delegato Fai Miscia racconta le mille storie e i tesori nascosti all’interno dell’area di Sant’Anna. Tra i personaggi sepolti la sorella di Padre Pio, una diva francese e un fondatore del Movimento Sociale
CHIETI. Una diva delle Folies-Bergère con una doppia vita da spia, la sorella di Padre Pio, uno dei più potenti giudici del fascismo e una famiglia ebraica che osserva dalla propria attività una sfilata di camicie nere sul corso Marrucino. Dietro i cancelli del cimitero storico di Chieti c’è una città che pochi conoscono, fatta di vite sorprendenti, opere d’arte e grandi cipressi centenari. Un patrimonio che oggi rischia di andare perduto. «Raramente ci fermiamo a osservare quello che ci circonda, senza renderci conto di quanta storia, cultura e arte ci siano intorno», racconta Paolo Miscia, delegato Fai e autore del volume “Il Cimitero Storico di Chieti si racconta”. Miscia comincia a studiare Sant’Anna nel 2017. Da quelle ricerche nascono anche le visite del Fai, capaci di richiamare centinaia di persone. «Ogni volta entrano pensando di conoscere il cimitero e ne escono guardandolo con occhi diversi». Una delle scoperte più sorprendenti parte da una sepoltura quasi nascosta nella parte alta. «Lessi che lì era sepolta una diva cinematografica, una stella delle Folies-Bergère. Mi incuriosii e cominciai a cercare». Il nome era Dina Saronni. Le ricerche di Miscia hanno fatto emergere una vita da romanzo, trascorsa tra il mondo dello spettacolo e quello dello spionaggio. «Ho trovato un testo in spagnolo e da lì si è aperto un vaso di Pandora». Una vicenda di agenti segreti, relazioni e informazioni riservate che resta ancora da ricostruire completamente.
C’è poi Pellegrina Forgione, sorella di Padre Pio, morta a Chieti nel 1944 dopo il ricovero al San Camillo De Lellis. «È una storia che racconta anche la vita difficile di tante donne del Sud dell’epoca», spiega Miscia. Perse prematuramente i figli, mentre il marito Antonio emigrò in America. Malata, arrivò infine a Chieti, dove morì e venne sepolta. Più cupa è la vicenda di Guido Cristini, nato a Guardiagrele e poi vissuto a Chieti. A soli 33 anni diventò presidente del Tribunale speciale per la difesa dello Stato durante il fascismo. «Decideva la sorte degli oppositori del regime», racconta Miscia. Sotto la sua presidenza furono pronunciate migliaia di condanne, comprese quelle a morte. Dopo la guerra riuscì per anni a sottrarsi alla giustizia e tornò successivamente a vivere a Chieti, dove morì. Tra le sepolture c’è anche quella di Valerio Pignatelli, nato a Chieti e protagonista di una lunga vita militare e politica, fino a partecipare nel dopoguerra alla nascita del Movimento sociale italiano. Un altro angolo di Sant’Anna conserva invece le tracce della presenza ebraica in città. Tra le famiglie ricordate da Miscia ci sono i Trevi, commercianti di tessuti.
«C’è una fotografia bellissima e allo stesso tempo impressionante», racconta. Sul corso Marrucino sfilano le camicie nere e sullo sfondo compare l’attività dei Trevi. «Il commerciante è sulla porta e guarda la sfilata. Sapendo quello che sarebbe successo pochi anni dopo con le leggi razziali, quella fotografia oggi ha tutt’altro significato». Per Miscia anche la presenza di queste sepolture rappresenta una peculiarità del cimitero teatino ricordando altre cappelle appartenute a famiglie di origine ebraica. Ma Sant’Anna non conserva soltanto storie. Tra i viali si incontrano opere di Nicola D’Antino, Giovanni Feneziani e altri artisti. Particolarmente caratteristiche sono le statue di Feneziani realizzate con una struttura interna in ferro, cemento e finitura esterna. Un modo per rendere l’arte accessibile anche a chi non poteva permettersi il marmo o il bronzo. Proprio la delicatezza di queste opere rende urgente il tema della conservazione. Il sovraffollamento e la continua necessità di trovare nuovi spazi hanno inoltre modificato nel tempo la parte più antica del camposanto. «Questo è un luogo unico e va tutelato nel suo insieme», avverte Miscia. Non soltanto statue, mosaici, cappelle ed epigrafi, ma anche i viali e i cipressi centenari che definiscono il paesaggio di Sant’Anna. Le visite organizzate negli ultimi anni hanno già dimostrato che l’interesse esiste. Basta rallentare il passo per scoprire che tra quelle tombe è custodita una parte enorme della storia della città.
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