Sportello rifiuti chiuso: è protesta

23 Gennaio 2015

Utente prende il permesso dal lavoro per ritirare le buste ma l’ufficio è deserto

VASTO. Si prende un permesso sul lavoro per ritirare le buste per la plastica e i metalli, ma trova lo sportello chiuso e una fila interminabile di persone arrabbiate. È successo ieri all’ufficio raccolta differenziata (Palazzetto dello sportello) che dal 1° gennaio funziona con un solo addetto avendo il dirigente del settore, Roberto D’Ermilio, deciso di non prorogare la convenzione con le associazioni cittadine (Arci, Wwf e Legambiente) che dal 2009 collaborano con l’amministrazione.

«Sono andato stamattina (ieri per chi legge, ndc) a ritirare le buste per la raccolta differenziata di plastica e metalli ma ho trovato l’ufficio chiuso», racconta Cris Zaccardi, «c’era una fila di persone arrabbiate quanto me, alcune anziani, che venivano da lontano a piedi. Ma in Comune sono impazziti? Voglio protestare perché sono un cittadino che paga regolarmente le tasse e che non può tollerare un simile affronto. Ho anche preso un permesso dal lavoro, cavolo».

Insomma i disservizi che erano stati previsti si sono puntualmente avverati, anche se non mancano polemiche di altro genere. Marco Di Michele Marisi, responsabile di “Giovani in movimento”, il sodalizio che raggruppa i giovani del centrodestra, ritiene che la collaborazione con le associazioni cittadine si sia prolungata oltre il consentito. «Dalle 15 settimane complessive di durata dello start up della raccolta differenziata previste nel piano approvato dal consiglio comunale il 7 marzo 2008, si è arrivati a 6 anni», attacca Di Michele Marisi, «e di conseguenza si è passati dalle poche migliaia di euro per ogni associazione che avrebbe gestito la fase di avvio della raccolta differenziata, ai quasi 90mila euro ad associazione. E, guarda caso, tra queste, c’è l’Arci, che ha dunque incassato 90mila euro circa, in 6 anni».

Nello specifico, l’esponente di centrodestra si sofferma sulla gestione della fase di avvio della raccolta differenziata a Vasto. «La storia comincia nel 2008 con l’approvazione, da parte del consiglio comunale, del piano industriale di raccolta integrata dei rifiuti che prevedeva una serie di attività operative di start up, cioè quell’insieme di azioni necessarie per avviare correttamente la raccolta differenziata», ricorda il responsabile di “Giovani in movimento”, «il problema è che invece di 15 settimane lo start up è durato sei anni , con un prolungamento smisurato di una fase che doveva essere solo iniziale, e con costi lievitati oltremodo».

Anna Bontempo

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