Spostare la De Meis costa il doppio

Doccia fredda al vertice sulla Cittadella della cultura. D’Alfonso: da 4 a 8 milioni? Niente approvazione
CHIETI. Il raddoppio della spesa per spostare la biblioteca provinciale De Meis nell’ex caserma Bucciante alla Villa, fa saltare sulla sedia il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. «Pensavo che ci eravamo già tenuti larghi nel prevedere 4 milioni, sarei disposto a stanziare il 20% in più, ma non a raddoppiare la cifra», dice a più riprese il presidente tra incredulità e tentativo di tenere la barra dritta, perché non naufraghi uno dei progetti su cui la città ha scommesso molto. Alla fine, dopo un tira e molla con i progettisti, decide di rinviare tutto entro il 30 settembre. Per allora i progettisti dovranno condurre ulteriori indagini per vedere di abbassare il costo della ristrutturazione. Niente approvazione, dunque, per il progetto preliminare per la Bucciante e d’altronde ieri a Pescara, nella sede della Regione di viale Bovio, mancavano anche tutti i protagonisti dell’operazione. L’Università d’Annunzio non aveva inviato nessuno: ai progettisti aveva fatto sapere che ne avrebbe prima discusso in Cda e poi avrebbe riferito alla Regione. Un’assenza e un comportamento che non hanno mancato di suscitare aperte perplessità.
La riunione. D’Alfonso aveva riunito a Pescara tutti gli enti sottoscrittori dell’accordo di programma: Regione, Prefettura, Agenzia del demanio, Università, Comune e Provincia. Intorno al tavolo si sono seduti il sindaco Umberto Di Primio, l’assessore Mario Colantonio, il presidente della Provincia Mario Pupillo con il dirigente Carlo Cristini e Francesco Faraone, il prefetto Antonio Corona con il funzionario e membro del Comitato cittadino che tanto si è speso per questo progetto, Cinzia Di Vincenzo, e Doriano Donatangelo dell’Agenzia del demanio. C’erano anche i progettisti, dal responsabile unico del progetto (rup) Silvio Iervese a Francesco Campitiello, Giovanni Masciarelli e Fabrizio Di Matteo. Per ultimo è arrivato D’Alfonso con Fabio Travaglini. Il Rup ha iniziato a sciorinare le cifre del progetto (le aveva già illustrate in un precedente incontro in Prefettura, ma D’Alfonso non era presente): previsione di spesa di 18.600.000 euro, di cui 8.250.000 per la De Meis (tutto a carico della Regione) e gli altri 10.350.000 per il polo universitario, con fondi della d’Annunzio. L’Agenzia del demanio, che però ha scelto di procedere da sola, senza aspettare Regione e Ateneo (scelta che a questo punto si rivela sempre più azzeccata), ha invece previsto una spesa di 3,6 milioni di euro per la sede dell’Archivio di Stato.
Il rinvio. «Da 4 a 8 milioni diventiamo come l’Argentina», ha sbottato D’Alfonso. Poi, confessata una insospettabile «passione per i geometri», nel senso che cercava persone che lo potessero confortare con dati e giudizi tecnici, ha iniziato a chiamare in causa il «geometra Colantonio» che, fatti due conti, gli ha detto che la ristrutturazione veniva a costare tra i 3.500 e 3.600 al metro quadro a causa degli oneri derivanti dal miglioramento sismico obbligatorio, dal rifacimento dell’impianto, dalla conservazione architettonica e dalle attrezzature speciali per la biblioteca. Convinto che l’operazione non potesse costare tanto, appoggiato anche da Di Primio e Pupillo, D’Alfonso alla fine ha concesso due mesi in più e altri 50mila euro ai progettisti per fare ulteriori indagini che debbano servire a far calare il costo.
I parcheggi. Di Primio, infine, ha colto l’occasione per sollevare il problema dei parcheggi: «Cosa costruisco a fare tutto questo se poi la gente non può arrivarci non essendoci parcheggi?», chiede. Alla fine D’Alfonso si è impegnato a considerare anche questo aspetto.
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