Spunta il doping con gli elettrodi

2 Aprile 2016

Nuove tecniche per vincere facile messe a nudo al convegno sullo sport drogato

CHIETI. Da una parte ci sono i comunissimi anabolizzanti, che vanno alla grande tra i palestrati, le altrettanto conosciute anfetamine, utilizzate negli sport in cui è vietato ingrassare anche di un grammo, danza classica compresa, per ridurre stanchezza e senso di fame, e l’ormai famosa eritropoietina, sostanza “cara” ai ciclisti, anche dal punto di vista economico; dall’altra c’è il doping di ultima frontiera, difficile persino da catalogare, figuriamo da scoprire, appannaggio solo dei grandi atleti che dispongono di staff medici all’avanguardia.

Sulla galassia del doping, che fa molto male e droga prima di tutto lo sport sano, ha acceso i riflettori il convegno di ieri al Ciapi, intitolato “Norme sportive antidoping e processo penale”, a cura del cotitolare del Corso integrato di diritto e management delle attività sportive e presidente della Società italiana di biodiritto Andrea Monti, coadiuvato dal docente universitario Gianluca Antonucci. Il convegno ha visto gli interventi del presidente del Corso di laure in Scienze delle attività motorie e sportive della d’Annunzio, Angela Baldassarre, del presidente regionale del Coni Enzo Imbastaro, del presidente del corso di laurea magistrale in Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate alla d’Annunzio Patrizia Di Iorio, dell’ordinario di genetica medica Liborio Stuppia, dell’ordinario di diritto pubblico comparato Giampiero Di Plinio, del professore associato di diritto processuale penale alla Statale di Milano, Luca Lupària, che ha insistito sugli aspetti più strettamente legali della questione.

A destare allarme non è solo lo sport ad alti livelli, ma anche quella “zona d’ombra”, per utilizzare la locuzione della professoressa Di Iorio che tanto ha fatto arrabbiare il presidente regionale del Coni, che va dall’amatoriale al non professionistico. Per la Di Iorio i controlli sono assolutamente insufficienti e anche troppo costosi. Il presidente Imbastaro, invece, ha cercato di restringere il campo e si è detto preoccupato per le sostanze che girano nelle palestre dove il Coni non mette piede. Il doppio binario della giustizia sportiva e di quella normale è finito comunque sotto accusa, un sistema definito dal professor Di Plinio «arcaico, feudale e che genera grande incertezza».

Su questa strada il convegno ha finito per portare alla sbarra tutto il sistema dello sport italiano, in generale. «Uno stato nello stato», ha detto la professoressa Di Iorio, «rovinato dal fatto che attira troppi soldi».

E infatti quando le chiediamo qual è lo sport che a suo modo di vedere è meno controllato di altri, risponde che si tratta del calcio, guarda caso lo sport più ricco. Comunque, lo sport d’elite, volente o nolente, è sottoposto a controlli più stringenti. Anche se proprio i progressi della scienza medica aprono nuove frontiere anche nel campo del doping. Si pensi ad esempio al doping genetico. Oppure alla stimolazione transcranica di alcune aree cerebrali che si fa applicando degli elettrodi e che, secondo uno studio della Federazione di sport invernali, permette un aumento delle prestazioni che va dal 70 all’80%. (a.i.)