Spunta un filmato sulla sparatoria: guai per due dei quattro arrestati

22 Giugno 2021

Il video, ripreso dalle telecamere delle attività commerciali, è nelle mani del procuratore Di Serio Il pm ha detto no alla revoca della misura cautelare per tre indagati. Tanti i punti ancora da chiarire 

LANCIANO. Spunta un video della sparatoria del 18 aprile scorso nella zona industriale di Lanciano, per la quale sono finiti in carcere quattro albanesi. Il filmato, ripreso dalle telecamere di esercizi commerciali presenti nell’area di Follani, è stato acquisito ed è in mano alla Procura di Lanciano, che coordina le indagini. Le immagini riguarderebbero la parte finale della lite tra i due gruppi di albanesi e mostrerebbero, in particolare, il 39enne Altin Pojana mentre impugna e punta la pistola ad altezza d’uomo e il connazionale Behar Gjoka, 22 anni, colpire un avversario con una spranga. A rimanere feriti, quella sera, sono E.S., 23 anni, colpito con una mazza di ferro in testa, e il cognato O.K., 28 anni, ferito alla schiena e in modo permanente da un proiettile. Nel video non compaiono, invece, gli altri due arrestati, Amarildo Ferko, 23 anni, e Florenc Kurti, 25, fermati anch’essi dai carabinieri di Lanciano e accusati in concorso con i connazionali di tentato omicidio, lesioni personali aggravate e porto abusivo di armi.
Il filmato è l’elemento nuovo dell’inchiesta sulla lite con sparatoria ed è in base ad esso che il procuratore Mirvana Di Serio ha dato parere contrario all’istanza di revoca della misura cautelare per tre dei quattro indagati. Gli avvocati Gaetano Pedullà, che assiste Gjoka e Kurti, e Silvana Vassalli, che difende Ferko, hanno chiesto nuovamente la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari, per permettere agli indagati, «tutti incensurati e ottimi lavoratori», di potersi recare a lavoro. La richiesta è stata rigettata dal gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, il quale ha rilevato che «le dichiarazioni rese nel corso dell’interrogatorio stridono in modo palese con quelle della parte lesa, non offrono alcun elemento utile per la ricostruzione del fatto più grave e nemmeno un plausibile e preciso motivo scatenante il grave diverbio occorso la sera dei fatti». Nel motivare la sua decisione il Gip ribadisce poi la particolare pericolosità sociale degli indagati, dall’indole così violenta da organizzare spedizioni punitive anche per motivi banali. Da qui la conclusione che, per fronteggiare il pericolo di recidiva, sia idonea solo la custodia cautelare in carcere. Del resto tutti gli indagati, nell’interrogatorio davanti al pm del 13 maggio scorso, avevano dichiarato di non avere armi e di non avere sparato. Dichiarazioni oggi smentite dal filmato in mano alla Procura, che confermerebbe la ricostruzione fornita dagli aggrediti, cioè che a sparare sia stato Pojana, assistito dall'avvocato Immanuel Luigi Aloè.
Ma per le difese sono ancora tanti i punti oscuri, ad esempio su chi abbia davvero organizzato l’incontro chiarificatore. In merito a questo, risposte potrebbero arrivare dai tabulati telefonici. Oppure sul perché le “vittime” abbiano taciuto agli inquirenti la presenza di una quinta persona all’appuntamento nella zona industriale, come va chiarita la notevole diversità delle versioni fornite dalle parti lese. Lo stesso O.K., il ferito più grave, riferisce che la calibro 38 era impugnata per la canna e utilizzata per colpire con il calcio. Nel frattempo si attende l’esito della prova dello stub eseguito su Pojana, mentre a luglio sono programmati gli esami balistici, irripetibili, sulla traiettoria del proiettile da parte dei carabinieri del Ris di Roma.
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