Spuntano ortaggi e spezie dai campi confiscati

2 Dicembre 2017

Lanciano. Consegnati dal Comune sei orti su terreni sequestrati per concussione Sono curati dagli alunni della Rodari, dal Centro di accoglienza e da quattro privati

LANCIANO. Ci sono voluti più di due anni ma ieri i sei orti urbani ricavati su terreno a Villa Andreoli confiscato dalla Procura a un condannato per concussione e donati al Comune, sono stati consegnati. Felici i piccoli alunni della scuola d’infanzia Rodari, assegnatari dell’orto 1, sorpresi e pronti ad iniziare a lavorare i ragazzi del centro di accoglienza (Cas) di Villa Elce a cui è andato l’orto 4, soddisfatti anche gli altri assegnatari che hanno partecipato al bando fatto dal Comune per avere il piccolo appezzamento di terreno: Corinna Floralisa D’Aquino, Claudia Cimetta, Osvaldo De Blasio e Nevio Gagliardi. Per ora il terreno è spoglio, si va verso l’inverno, ma cresceranno piantine, ortaggi e spezie. «Cresceranno amicizie, si tramanderanno saperi antichi», precisa il sindaco Mario Pupillo. «Il progetto è nato nel 2015 con la concessione della Procura al Comune del terreno», continua il sindaco, «un appezzamento di 760 metri quadrati, dotato di un pozzo, con un rudere di 200 metri quadrati dal valore complessivo di 125.000 euro, confiscato a una persona condannata per concussione. Ma, la burocrazia mette sempre i bastoni tra le ruote e siamo riusciti a consegnare gli orti solo dopo due anni. Sul rudere, invece, ci lavoreremo perché servono molti soldi per sistemarlo. Sono felice che ci siano i bambini e i ragazzi del Cas in prima linea, per loro, e per gli altri, sarà un’occasione di socializzazione e collaborazione. Pensiamo di poter replicare il progetto in un’area a Santa Rita e a Sant’Egidio».
Sorridenti i ragazzi del Cas di Villa Elce. «Sono felici i nostri ospiti, soprattutto quelli del Bangladesh», dice Domenico Zillotti, del Cas, «perché loro facevano questo lavoro nella loro terra. Non vedono l’ora di iniziare anche a dare una mano ai piccoli alunni della infanzia». Parlano di ortaggi invernali, poi di pomodori e cipolle gli immigrati, mentre i bimbi guardano curiosi la terra, il pozzo. «È un orto per coltivare i saperi, conoscenze e valori di un tempo», commenta Patrizia Di Rocco, maestra della scuola Rodari, «è un ponte tra le generazioni, tra i bimbi e i loro nonni che potranno aiutarli. I bambini poi impareranno ad attendere, a lavorare assieme, a rispettare la terra, a valorizzare aree che versavano nel degrado. E anche ad aiutare gli altri. Grazie alla parrocchia la scuola ha anche trovato famiglie meno abbienti, che continueranno a seguire l’orto e a raccoglierne i frutti in estate, quando i bambini sono in vacanza».
La concessione dura tre anni e può essere revocata se non viene rispettata. (t.d.r.)
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