Stangata milionaria, Ateneo contro Bper

24 Ottobre 2014

Rettore e Cus depositano l’opposizione all’ingiunzione di 11 milioni. Di Marco attacca: solo l’Università è obbligata a pagare

CHIETI. La Bper, ex Banca popolare di Lanciano e Sulmona, ottiene il decreto ingiuntivo per 11 milioni contro l’università d’Annunzio e contro il Cus. Sia l’ateneo di Chieti e Pescara, che il Centro sportivo universitario hanno fatto opposizione al provvedimento concesso dal giudice di Lanciano Maria Gilda Brindesi.

La citazione del Cus è stata fatta l’ultimo giorno utile, lo scorso 22 ottobre. Opposizioni che si fondano tuttavia su diverse ragioni, considerata la diversa posizione degli opponenti tra i quali è in atto una guerra da quando ai vertici dell’università è subentrato il dg Filippo Del Vecchio. A questo punto sarà fissata l’udienza di comparizione delle parti e si apre di fatto un altro fronte di lite tra ateneo-Cus e Bper.

L’Università basa la sua opposizione sul punto che il contratto di gestione Ateneo-Cus il 29 ottobre del 2013 è stato sospeso dal rettore Del Vecchio, per cui l’università d’Annunzio non ha più l’obbligo di costituire la «provvista» a garanzia delle rate che l’ateneo si era impegnato a versare alla Bper, quale fidejussore del mutuo che il Cus aveva contratto con la banca. Da specificare che l’esistenza o la nullità del contratto di gestione Ateneo-Cus è attualmente al vaglio del giudizio del Tar, il cui esito si saprà in questi giorni.

Il Cus, presieduto da Mario Di Marco e assistito dall’avvocato Luigi Di Alberti invece si oppone alla ingiunzione di pagamento avanzata dalla Bper per due ordini di motivi. Il primo perché ritiene che l’unica obbligata a versare le rate del mutuo alla banca in favore del Cus sia la d’Annunzio, come stabilito dallo stesso contratto di mutuo nel quale l’ateneo fideiussore per 11 milioni. A garanzia delle obbligazioni assunte con il mutuatario, il Cus Chieti aveva ceduto alla Bper i crediti vantati verso l’università di Chieti a titolo di contributi dovuti per la gestione delle attività. L’ateneo aveva espressamente accettato, senza riserve, la cessione sottoscrivendo un atto pubblico e si era anche costituita fideiussore solidale del Cus Chieti nei confronti delle banche finanziatrici, (allora c’era anche la Serfina che in seguito viene assorbita dalla Bper). Il secondo motivo a base della opposizione al decreto ingiuntivo, riguarda direttamente l’istituto di credito nel suo comportamento ritenuto illegittimo. Secondo il Cus la banca ha risolto il contratto con il Cus prima che le mensilità contestate di ottobre e novembre del 2013 fossero scadute, cosa che da contratto non avrebbe potuto fare. Per ora la stangata che stava per abbattersi su ateneo e Cus mettendole alle corde è formalmente sospesa.

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