Stangata Tari, la protesta dei commercianti

Gli esercenti in rivolta: «Non è giusto dover pagare bollette più care per un servizio inadeguato»
CHIETI. A qualcuno le bollette Tari stanno arrivando in ritardo, quelli che invce le hanno ricevute, hanno trovato la sorpresa degli aumenti. Soprattutto per quanto riguarda industria, commercio e artigianato. Sono queste le categorie più penalizzate dai rincari della tassa sui rifiuti, che arrivano fino al 17%. Ma il malumore non è solo per i soldi in più da pagare, quanto anche per i mancati servizi e il mancato rispetto della promessa per cui con la raccolta differenziata le bollette sarebbero scese.
«Noi siamo in via Pescara, una strada molto centrale allo Scalo, vicina all’università d’Annunzio», dice Hamada Eldemrdash che in via Pescara gestisce il Bar 110, «eppure la strada è sporca, i tombini sono otturati, l’illuminazione è insufficiente, gli alberi non sono curati, tanto che qualche giorno fa uno è crollato su una macchina. Perché io devo pagare il Comune, che mi aumenta anche le bollette, e l’ente non mi ripaga in servizi?»
Sempre in via Pescara, di fronte al Bar 110, c’è il negozio di strumenti musicali HardSoft Products di Alessandro Novelli, che tra le mani ha una bolletta Tari di 100 euro più pesante: «Prima pagavo circa 700 euro, ora circa 800», dice, «eppure faccio la raccolta differenziata. Le bollette, però, non solo non sono scese come ci era stato promesso, ma sono addirittura salite».
Aumenti anche per il salone da parrucchiera di Ketty Mincone, sempre in via Pescara, che preferisce commentare con un sintetico «sono incazzata nera».
È una furia anche Giorgio De Luca, titolare di uno dei bar più frequentato di Filippone, il Gran Caffè Filippone: «Dai 1.585 euro dell’anno scorso, quest’anno ho pagato 230 euro in più. Fare il sindaco così è facilissimo: bollette sempre più care, zero servizi alla città, strade disastrate. Ma dove vanno a finire i nostri soldi?».
Lorenzo Carosella, titolare di Andreina Gastronomia, in via Brigata Maiella, auspica «una raccolta differenziata di tipo tedesco, con una scontistica per chi la fa in modo corretto».
Bruna Costa, titolare del Piccolo Discount di via Santarelli e Giovina Ciaschetti hanno invece un problema comune: vorrebbero arginare l’inciviltà dei tanti che gettano i rifiuti indifferenziati nei bidoni di piazza monsignor Venturi. «I bidoni sono diventati una discarica», dice la Costa, «abbiamo chiesto al Comune di inserire dei lucchetti, ma ci hanno detto di pagarceli da soli. Non contenti dei soldi che diamo per la Tari». «Non ho alcuna intenzione di pagare per un servizio per cui già paghiamo», aggiunge la Ciaschetti, «non è possibile pagare le bollette e non avere un servizio corrispondente».
Contro gli aumenti Tari si erano schierate le diverse associazioni di categoria e in particolare Confesercenti. La responsabile cittadina, Marina De Marco, aveva chiesto al Comune di ripensarci e di concertare con le organizzazioni di categoria strategie che non dovessero penalizzare così tanto i commercianti, già di per sé in difficoltà. Ma la voce della rappresentante di Confesercenti è rimasta inascoltata.
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