Stasera il Cireneo porta la croce: torna la processione dopo 2 anni

Il corteo degli Incappucciati davanti a nove chiese, il priore Sabella: appuntamento amato dalla città Il manufatto di legno ha 150 anni e pesa 30 chili: il confratello che deve portarlo si sceglie all’ultimo
LANCIANO. Prega, piange, soffre, si rasserena. I sentimenti del Cireneo, il confratello scalzo con la pesante croce in legno in spalla, sono i sentimenti di tutti coloro, laici e fedeli, che seguono la processione degli Incappucciati dell’Arciconfraternita morte e orazione di San Filippo Neri che torna questa sera, alle 22, dopo due anni di stop dovuto al Covid. Oltre duecento confratelli con le fiaccole sfileranno lungo il centro storico e i Miserere riecheggeranno tra i vicoli, ma gli sguardi saranno tutti su di lui, il Cireneo, simbolo della passione ma anche della speranza.
LA SCELTA Dopo due anni torna la processione degli Incappucciati, uno dei simboli delle tradizioni lancianesi e della Settimana santa. «C’è attesa nella nostra Arciconfraternita», dice il priore Raffaele Sabella, «ma anche in tutta la città. Ritornano le processioni, vietate per due anni, e che per noi hanno un senso particolare e torna il Cireneo, simbolo della passione, delle sofferenze. È colui che porta la croce di Cristo ma che rappresenta le croci che ognuno di noi incontra nella vita». In realtà sono due i “cirenei”, uno per la processione del giovedì e uno per quella del venerdì e la scelta è fatta dal priore all’insaputa di tutti. «Avviene 10 minuti prima dell’uscita della processione, anche se la scelta dura un anno», spiega Sabella. «Si notano quelle persone che si distinguono per impegno fisico e spirituale nelle varie attività della confraternita che si occupa anche di sociale, raccolte alimentari, di eventi culturali. Il priore, poco prima della processione, mentre i 200 confratelli in chiesa pregano e si preparano, con un cenno, una richiesta di aiuto, chiama il prescelto in una stanza accanto il sepolcro». Vengono chiuse le porte, si passa dietro il sepolcro e prima di arrivare nella stanza del Cireneo si comunica la scelta. La persona potrebbe anche rifiutare – non è mai accaduto – e nel caso tocca al priore accollarsi la croce e portarla in processione. Nella stanza c’è la vestizione, la confessione con il padre spirituale e un momento di intenso raccoglimento prima di uscire e recarsi nel centro della chiesa.
LA CROCE Una volta che il Cireneo è tra le due ali di confratelli, il priore gli mette la croce sulla spalla. Solo il priore può toccare la croce. «È antica, ha oltre 150 anni», dice Sabella, «pesa circa 30 chili. La deve portare in spalla senza mai poggiarla a terra, neanche durante le fermate». E qui si inserisce una leggenda: «Si dice che se la croce dovesse essere poggiata a terra, in quel luogo ci saranno dei lutti», racconta Sabella. «È stata portata da personaggi illustri, anche dal vescovo Pietro Tesauri nel 1943. Questa croce ha un vissuto legato alla città. E quest’anno il simbolo che incarna la sofferenza, la spiritualità, la penitenza è ancora più importante dopo due anni di Covid e con la guerra in corso. Ma nelle processioni non c’è solo penitenza e preghiera, ci sono anche riflessione, speranza e rinascita. Per noi è anche un ritrovarsi, perché tornano confratelli che vivono fuori».
IL PERCORSO Quello di questa sera è un percorso più “corto”, attraversa solo il centro storico. «Siamo legati ai sepolcri- quello di Santa Chiara apre alle 18», chiude Sabella, «e passiamo infatti durante il tragitto davanti le 9 chiese, i sepolcri, del centro storico. Ci sarà poi una novità in piazza». Scattano con la processione anche i divieti di transito e sosta dalle 15 all’una in corso Roma, largo dei Tribunali, via Fieramosca, via Salita dell’Asilo e via Fenaroli. Dalle 19 all’una anche nelle altre strade del centro storico.
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