Stellantis, la cassa integrazione si allunga

Allo stop della produzione dal 10 al 23 giugno per 400 dipendenti si aggiunge un altro periodo dal 24 giugno al 7 luglio per 600
ATESSA. Nemmeno il tempo di gioire per la conferma del piano industriale Stellantis da parte del ceo del gruppo Carlos Tavares, che nello stabilimento di contrada Saletti si abbatte un nuovo motivo di preoccupazione per dipendenti e indotto con l'annuncio di altre due settimane di cassa integrazione parziale, dal 24 giugno al 7 luglio compresi. Ma a differenza delle precedenti settimane di cassa annunciate, dal 10 al 23 giugno, che coinvolgevano 380 operai e 20 impiegati, questa volta l'ammortizzatore sociale interesserà 570 operai e 30 impiegati. La produzione ha infatti subito un calo consistente nell'acquisto dei veicoli cabinati e passi corti e comporterà, durante il periodo di cassa, la realizzazione di 870 furgoni al giorno rispetto ai 1.260 dello scorso anno. Il personale interessato dal provvedimento verrà contattato individualmente dal proprio responsabile, una situazione che potrebbe dar luogo a guerre tra poveri, tra chi viene selezionato per la cassa e chi no. Il comitato esecutivo delle Rsa ha chiesto tuttavia di tenere conto della maturazione dei ratei, mentre il reparto Ckd di lastratura non sarà interessato dalla decisione aziendale.
E inizia quindi per la fabbrica dei furgoni commerciali leggeri un periodo di incertezza che non si sa quanto durerà, ma che potrebbe comportare anche l'allungarsi delle ferie previste dal 5 al 18 agosto. Se la volatilità della produzione dipende dal mercato, le difficoltà attuali potrebbero protrarsi fino alla fine dell'anno, in attesa che il mercato mostri di gradire il nuovo modello e reagisca entusiasticamente alla versione full electric del furgone dei record. «Sui furgoni a passo corto», interviene il segretario provinciale Fiom, Alfredo Fegatelli, «sarebbe opportuno verificare se lo stesso calo di mercato interessa anche la produzione dello Scudo, realizzato in Francia sempre a marchio Fiat, che per capacità di carico è simile al nostro Ducato a passo corto. Sarebbe inoltre importante comprendere cosa stia accadendo in Messico, dove si registra un forte aumento dei volumi con significativi investimenti di alcune aziende del nostro indotto, e in Polonia, dove la produzione è quasi esclusivamente di furgoni a passo lungo. Da considerare», prosegue Fegatelli, «c’è anche l'impatto dei contenziosi con alcuni fornitori (Baomarc e Adler, ndc). Come Fiom ci preoccupa la concorrenza interna tra gli stabilimenti Stellantis. In Polonia, infatti, concorriamo con i maxi-furgoni, mentre per i piccoli furgoni concorriamo con la Francia. La Polonia, a differenza di Atessa, che attuerà la cassa integrazione, sta preparando l'implementazione delle turnazioni. Non possiamo accontentarci dei complimenti, abbiamo bisogno di un reale piano industriale, con adeguati finanziamenti, che ci consenta di competere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

