Stop alla scuola di nuoto Istruttori senza stipendio

I 15 dipendenti incrociano le braccia: non torniamo a lavorare se non ci pagano E il bonifico della Teateservizi da 19mila euro per la Sportlife non parte
CHIETI. Dopo i problemi alle Naiadi di Pescara e alle Gemelle di Lanciano, arrivano anche quelli allo Stadio del nuoto di Chieti. Ieri la scuola nuoto è rimasta chiusa: i 15 istruttori, senza stipendio da gennaio, hanno deciso di non tornare a lavoro fino a quando non verranno pagati.
A differenza di Pescara e Lanciano, gestite dalla Sportlife di Vincenzo Serraiocco, a Chieti la gestione è della società pubblica Teateservizi che ha scelto la Sportlife come partner tecnico per la scuola nuoto. La Teateservizi è tenuta a dare alla Sportlife 184mila euro all’anno. Ma a causa delle difficoltà della società pubblica, i pagamenti arrivano spesso in ritardo. Di conseguenza gli istruttori di nuoto vengono pagati ugualmente in ritardo. Gli stipendi sono attualmente fermi a dicembre e quelli di novembre e dicembre sono stati dati a spizzichi e bocconi. In arrivo c’è un bonifico di 19.430 euro, che però non può ancora essere erogato se non arriva il via libera dell’Agenzia delle entrate. La verifica dovrebbe concludersi solo la prossima settimana. «Ma anche se l’Agenzia delle entrate dovesse stoppare il bonifico, provvederemo con altre risorse a pagare gli istruttori», promette il consigliere comunale Udc Marco Russo, che sta seguendo in prima persona la vicenda, insieme all’amministratore unico, dimissionario ma ancora in sella, Carlo Festa. L’assicurazione è arrivata anche dall’assessore allo sport Antonio Viola e dalla consigliera comunale Maura Micomonaco che ieri mattina hanno incontrato gli istruttori, anche per presentare il bando europeo che il Comune conta di avviare in estate per la gestione dell’impianto, nel frattempo prorogata alla Teateservizi. «Vogliamo per prima cosa tutelare i lavoratori», ha assicurato Viola. «Vanno ringraziati per i loro sacrifici», ha aggiunto Micomonaco. Ma gli utenti non capiscono. Molti lasciano la piscina. «Per mia figlia che fa l’agonistica pago regolarmente 850 euro all’anno», dice un papà, «che fine fanno i soldi di noi genitori? Perché non vanno agli istruttori?»
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