«Stop contrasti tra Fondazione e università»

Parla il nuovo presidente Capasso: «Voglio risolvere i contenziosi, anche economici, tra i due enti»
CHIETI. «Un agosto di lavoro, per recuperare il tempo perduto», è quello che attende il professor Luigi Capasso, neo presidente della Fondazione d'Annunzio. È lui stesso a dirlo, iniziando l'intervista: «Sacrificio necessario», spiega infatti, «perché per troppo tempo la Fondazione è rimasta abbandonata, con una governance assente, sfumata, o addirittura ostile alla università di cui è propagazione. Inconcepibile che ci siano addirittura dei contenziosi tra le due parti». Rimetterà insieme i cocci? «I problemi non mancano, ma c'è anche una grande opportunità che il rettore Sergio Caputi ha voluto offrirmi con la nomina: quella di ritrovare e rendere funzionante l'unità tra ateneo e fondazione, attraverso una convergenza di programmi e strategie operative. Una sintonia venuta meno negli ultimi anni. Molte università italiane hanno fondazioni, che sono di servizio all'ateneo. La parola servizio la intendo come un forte impegno che deve essere onorato per potenziare la nostra università e per far ricevere benefici anche alla fondazione: questo deve essere il risultato di una sintonia assolutamente da ritrovare». Occorrerà fare un taglio netto al recente passato? «Non ci sono tagli da fare, semmai qualche ricucitura di strappi che ci sono stati. Inutile però continuare a generare contrasti e polemiche, meno che meno farlo sulla base di personalismi o risentimenti: il passato certo conta, ma è il futuro che ora bisogna programmare. Semmai quanto accaduto serve ad indicare meglio le strade da percorrere. In quel passato che lei dice ci sono stati tanti fatti che hanno originato anche inchieste giudiziarie che devono avere il loro corso, ma restano cose ormai lontane dalla gestione delle due istituzioni». Torniamo al rapporto da recuperare con l'ateneo, come pensa di farlo? «Non c'è altro da fare che rimettere le cose sui giusti binari. Cosa voglio dire? Semplicemente ricordare che le fondazioni universitarie sono al servizio degli atenei a cui fanno riferimento. Un servizio che sarà nostro impegno esplicitare con atti concreti, per rispettare quello che è il nostro ruolo. Una convergenza piena sui programmi e sugli obiettivi da raggiungere, mettendo fine a quelle situazioni di contrasto che sono esistite negli ultimi anni e che hanno quantomeno rallentato l'azione sia dell’Università che della Fondazione. Ecco, l'impegno dovrà essere quello di riprendere a camminare insieme, e magari anche a correre per raggiungere prima i traguardi posti». (gi.di.ti.)

