Stoppa svela: nel Pescara 51 scarichi fuori controllo

14 Febbraio 2016

Denuncia del geologo della D’Annunzio al convegno Pd sui veleni sepolti allo Scalo Pesanti accuse a chi fa la “politica dello struzzo”. Per la Regione parla D’Alessandro

CHIETI. Sono 51 gli scarichi non monitorati (tra attivi e non attivi) che si riversano nel fiume Pescara. A dirlo è il geologo Francesco Stoppa, relatore del convegno su ambiente e territorio che si è tenuto venerdì alla sala Cascella della Camera di Commercio. A promuoverlo il Partito Democratico: «Scarichi, abbandoni incontrollati di rifiuti inquinanti nel Pescara - da Brecciarola alla Foce» è un tema scottante, tanto da indurre anche esponenti del Pd regionale a riaffacciarsi in città.

«Oggi facciamo gli studenti» ricorda Chiara Zappalorto, capogruppo dei Dem in consiglio comunale e membro della commissione sulle tematiche ambientali. Una commissione, precisa la consigliera, richiesta da Enrico Raimondi de L'Altra Chieti dopo il rogo della discarica di Colle S'Antonio. A introdurre l'iniziativa è invece il segretario cittadino del partito, Filippo di Giovanni, che sottolinea la presenza fondamentale di Stoppa.

È il docente della D’Annunzio a evidenziare come al centro della questione ambientale, in città e in Abruzzo, stia lo stesso metodo d'approccio. È necessario considerare i fattori di rischio reale di tutti quei siti inquinanti, che stanno determinando un innalzamento senza precedenti di esposizione a pericoli per la salute sociale. Attraverso la collaborazione di enti specializzati e Regione si è potuta rischiarare una situazione allarmante, ma che troppo spesso viene lasciata nel dimenticatoio. Accade, ammonisce Stoppa, che i limiti previsti dalla legge sulla quantità di determinate sostanze presenti nell’ambiente siano sempre più vacui e “artefatti”, soprattutto se si valuta puramente il fattore pericolosità astraendo dalle conseguenze relative ai rischi reali sulla salute. E accade che benchè si conosca da anni l'esistenza di innumerevoli siti inquinanti lungo il fiume Pescara e non solo, alcuna azione concreta sia stata realizzata per il loro smantellamento; una mancanza di controllo e progettazione territoriale sistematica: «Forse sotto - ipotizza il professore - «c'è qualcosa di più grave» non esitando ad affermare che la politica regionale in materia d’ambiente è, di fatto, «è provinciale e basata sul clientelismo».

Ma a offrire soluzioni è il consigliere regionale del Pd Camillo D'Alessandro, ponendo all'attenzione le misure correttive proposte: 100 milioni di euro stanziati per i depuratori, agevolazioni e incentivi fiscali per i proprietari di siti inquinanti (non responsabili della devastazione) che intendano proporre progetti di riqualificazione (a scopi turistici, sociali, ecc.). Inoltre, non bisogna dimenticare la funzione dei Contratti di Fiume che intendono superare l'impasse amministrativo tra i diversi enti per attuare una cooperazione fra Comuni limitrofi.

E arriva, sulle battute finali, lo sfogo dell'ex sindaco Francesco Ricci: «Il professor Stoppa ha ragione, la mancanza di controllo è ciò che ha caratterizzato le politiche ambientali della Regione fino ad oggi (ricordando come fosse stato lui a denunciare, durante la sua sindacatura, eco-scandali come quelli legati alla Cap., riferendosi anche alla drammatica situazione del Parco Fluviale). Il capogruppo di Chieti per Chieti, Lugi Febo, insiste, d'altro canto, «sulla necessità di una politica culturale che ponga come priorità il rispetto per l'ambiente per non agire solo dopo il danno». Forse hanno ragione quei comitati cittadini che da anni denunciano le condizioni in cui versa il nostro territorio. Ma non bisogna neppure soltanto «rincorrerli», ribadisce D'Alessandro.

«Bisogna dare risposte politiche, non si può neppure permettere che a rimetterci siano gli imprenditori e i costruttori, in sostanza». Resta il fatto che per il consigliere regionale l'ambiente è una priorità per l'Abruzzo. Senza tutela del territorio e dei cittadini il bene comune cessa di essere l'obiettivo delle istituzioni, ricorda una madre presente in sala. E non manca chi le istituzioni, simpaticamente, le maledice. Ma sono forse proprio queste «maledizioni» che continuano a sussurrare alla politica quale sia il vero banco di prova sul quale tornare a dimostrare la propria credibilità.

Edoardo Raimondi