Subisce violenze a 4 anni: a giudizio 87enne

4 Febbraio 2020

La vicenda nel periodo 2007-2009. La mamma andava a casa di lui come domestica e spesso portava con sé la bambina

LANCIANO. È una vicenda di violenza sessuale su minore, di accuse, di dolore subito in silenzio, di lati oscuri da chiarire quella approdata davanti al giudice per le udienze preliminari, Giovanni Nappi, che ha come protagonisti un anziano, oggi 87enne, e quella che sarebbe la vittima della sua violenza, una ragazza 17enne. Ma all’epoca dei fatti, delle presunte attenzioni morbose, l’uomo di anni ne aveva 74 e lei, appena 4. L’87enne, nonostante l’età e i fatti che risalirebbero a 13 anni fa (anni 2007/2009) è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore; il processo si aprirà il 6 maggio 2020. L’anziano cercherà di dimostrare la propria innocenza: è rappresentato dall’avvocato Luca Scaricaciottoli. Come parte civile ci sarà la madre dell’adolescente, rappresentata dall’avvocato Roberto Crognale che ha chiesto un risarcimento danni di 100.000 euro.
Stando alle indagini condotte dai carabinieri di Lanciano la ragazza sarebbe stata vittima di violenza da parte dell’anziano quando aveva dai 4 ai 6 anni. L’uomo, secondo l’accusa sostenuta in aula dal sostituto procuratore Francesco Carusi, l’avrebbe baciata ripetutamente sulla bocca, palpeggiata dopo averne bloccato i movimenti ogni volta che la chiamava nella sua stanza. Le violenze sarebbero avvenute mentre la madre era intenta ad accudire la moglie allettata dell’uomo o mentre sbrigava le faccende domestiche. La donna, infatti, era stata chiamata dall’anziano come badante della moglie e poi, quando questa morì, le aveva chiesto di restare per sbrigare le faccende domestiche. Lei, che aveva bisogno di soldi, aveva accettato. Ogni tanto portava con sé la figlia più piccola, che spesso veniva chiamata nello studio dall’uomo. La bimba tornava però turbata, nonostante stringesse tra le mani una caramella o un soldino datole dall’anziano. Poi però la bimba ha confidato alla sorella prima, e alla mamma poi, le attenzioni morbose che riceveva, i baci, le carezze sul corpo e che il “signore” le diceva di non dire nulla alla mamma perché sennò l’avrebbe licenziata.
La donna si è licenziata subito, ma non ha denunciato le violenze: troppo piccola la bimba per essere creduta? Crescendo avrebbe dimenticato? Invece ferite del genere non si dimenticano e negli anni hanno continuato a sanguinare. Dentro di sé la ragazza ha represso il dolore, le umiliazioni. È cresciuta tra i dubbi di essere lei quella sbagliata fino a quando non ce l’ha fatta ed è esplosa, a scuola, con un’amica e le professoresse. E da allora è seguita da una psicologa che cerca di placare le crisi. Tanta sofferenza ha spinto la madre a denunciare l’uomo 13 anni dopo. E ora c’è il rinvio a giudizio.
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