Suicidio in carcere «Situazione difficile anche con il virus»

VASTO. Voleva tornare nel suo Paese. Lo aveva chiesto più volte. Il Covid-19 ha chiuso le frontiere e anche la sua anima. In preda alla disperazione, sabato si è tolto la vita impiccandosi in cella....
VASTO. Voleva tornare nel suo Paese. Lo aveva chiesto più volte. Il Covid-19 ha chiuso le frontiere e anche la sua anima. In preda alla disperazione, sabato si è tolto la vita impiccandosi in cella. Protagonista della tragica vicenda è stato un detenuto di origine magrebina rinchiuso nella Casa lavoro di Vasto. L'uomo era un internato. Aveva finito di scontare la pena ma il magistrato di sorveglianza aveva applicato la misura di sicurezza per altri due anni. Era ristretto nella prima sezione del carcere. Voleva essere estradato. Difficilissimo in piena pandemia. Si è tolto la vita. A scoprire il suo gesto sono stati gli agenti della polizia penitenziaria che hanno dato l'allarme. La Procura ha aperto un'inchiesta. Martedì è in programma l'autopsia.
La vicenda ha acuito l'esasperazione del Sappe, sindacato autonomo della polizia penitenziaria . In una nota il segretario locale, Giovanni Notarangelo, parla di «ennesimo suicidio di una persona in carcere. L'accaduto», scrive Notarangelo in una nota, «dimostra come i problemi sociali e umani permangano. Negli ultimi 20 anni la polizia penitenziaria ha sventato più di 23mila tentati suicidi ed impedito quasi 190mila atti di autolesionismo. Purtroppo, a Vasto, l'immediato intervento degli agenti in servizio non ha potuto impedire il decesso del detenuto».
Nella nota la segreteria Sappe denuncia anche «la gravissima carenza di personale alla Casa lavoro e nell'annessa sezione circondariale. Il personale di polizia penitenziaria è allo stremo», denuncia Notarangelo. «Il turno notturno, quando va bene, è assicurato da cinque agenti. Mancano anche progetti affinché gli internati (in gran parte soggetti psichiatrici), socialmente pericolosi ma che vivono un senso di frustrazione e abbandono, vengano impegnati a livello lavorativo. Attualmente passano il proprio tempo oziando in cella».
Donato Capece, segretario generale del Sappe, richiama un pronunciamento del Comitato nazionale per la bioetica che sui suicidi in carcere ha sottolineato come «il suicidio costituisce solo un aspetto di una più ampia e complessa crisi di identità che il carcere determina, alterando i rapporti e le relazioni, affievolendo progetti e speranze. Fondamentale è eliminare l'ozio in cella. Altro che vigilanza dinamica. Rinnovo l’invito al guardasigilli Marta Cartabia a trovare una soluzione urgente ai problemi penitenziari di Vasto e dell’intero Paese». (p.c.)
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