«Sul Prg di Atessa un’operazione verità»

Il senatore D’Alfonso e la nomina tardiva del commissario da parte della Regione: «Non accada più»
ATESSA. «Un’“operazione verità” sull’odissea del Prg di Atessa e sull’ingannevole canto delle sirene messo in atto dal centrodestra a danno dell’autonomia e delle prerogative dei funzionari dell’urbanistica regionale»: così il senatore Luciano D’Alfonso (Pd), il quale già si è interessato dell’argomento, ha definito durante una conferenza stampa, la decisione dell’Ufficio pianificazione territoriale della Regione Abruzzo che, tornando sui propri passi, ha proceduto, mercoledì scorso, alla nomina del commissario ad acta richiesta, a gennaio, dal consiglio comunale di Atessa per l’adozione della variante al piano regolatore. La nomina del commissario- la richiesta si era resa necessaria dal momento che il nuovo Prg introduce una serie di prescrizioni e di nuove limitazioni che coinvolgono le proprietà personali di 15 consiglieri comunali su 17 - è arrivata alla vigilia della discussione davanti al Tar cui il Comune di Atessa era stato costretto a rivolgersi. D'Alfonso ha fatto richiesta all'Università di Teramo di assegnazione di una tesi di laurea sul caso Prg di Atessa «per riuscire a capire cosa c'è sotto» e, inoltre, ha chiesto al presidente dell'Associazione italiana giovani avvocati, Francesco Paolo Perchinunno, il patrocinio oneroso gratuitamente assicurato a favore del lavoro "professionalmente atteso dal commissario ad acta", se richiesto e se bisognevole. Il commissario ad acta è l’architetto pescarese, 47enne, Federico D’Arcangelo, la cui nomina era stata inizialmente congelata dalla Regione.
«Ma tra la richiesta del Comune e la risposta dei funzionari regionali», ricorda D’Alfonso, «con una letterina si erano messi di traverso 4 consiglieri comunali di opposizione (Nicola Cicchitti, Sara Cappellone, Vincenzo Pellegrini e Carmine Fioriti, ndc) che invitavano la Regione ad astenersi dalla nomina del commissario, dal momento che loro, nel frattempo, stavano predisponendo un ricorso al Tar, convinti che il consiglio comunale potesse e dovesse votare l’adozione del Piano nonostante le 15 incompatibilità. E così - con una cautela parsa irrituale - i dirigenti regionali avevano ritenuto di sospendere ogni loro determinazione sulla nomina del commissario, in attesa della notifica del ricorso al Tar. Il caso Atessa deve fare scuola, perché ciò che è successo lì», conclude D'Alfonso, «non deve più avvenire in nessun altro Comune».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

