Chieti

Superbonus, truffa da mezzo miliardo: tre chietini indagati, ecco le accuse

12 Giugno 2026

La maxi-inchiesta partita da Siracusa. Nei guai finiscono un consulente contabile di Tollo, un commercialista di Lanciano e un tributarista di Casalbordino. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata per conseguire fondi pubblici

CHIETI. Ci sono anche tre professionisti della provincia di Chieti tra i 12 indagati nella maxi inchiesta della procura di Siracusa che ha scoperto una frode da oltre mezzo miliardo di euro legata al Superbonus 110. Il consulente contabile Enzo Colonnello, 47 anni, originario di Guardiagrele e residente a Tollo, e il commercialista lancianese Nicola Di Carlo, 78 anni, sono accusati di associazione per delinquere e truffa, anche aggravata, per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Della seconda contestazione deve rispondere pure il tributarista Mariano Palma, 65 anni, nativo di Castiglione Messer Marino e residente a Casalbordino.

I finanzieri del comando provinciale di Siracusa hanno sequestrato circa 560 milioni di euro di crediti fiscali, connessi ad agevolazioni edilizie per lavori da Superbonus 110 mai realizzati. Le indagini, sviluppate con il Nucleo speciale tutela entrate e repressione frodi fiscali di Roma e il settore contrasto illeciti dell’Agenzia delle entrate, hanno consentito di ricostruire quello che «appare essere un sofisticato e pericoloso sistema illecito realizzato da un’organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia», spiegano gli investigatori.

Sono state individuate oltre 60 società che avrebbero eseguito interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomini nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona. Nella realtà, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da imprese completamente estranee al circuito fraudolento, appaiono essere stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari.

«Il sodalizio criminale», continuano le fiamme gialle, «fa capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell’Agenzia delle entrate, i quali, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, hanno trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori».

L’intervento della procura, con i cinque decreti di sequestro preventivo d’urgenza convalidati dal giudice per le indagini preliminari, e il contestuale blocco telematico operato dall’Agenzia delle entrate, ha evitato che centinaia di milioni di euro, una volta immessi nel circuito delle cessioni, si disperdessero irreversibilmente.

La procuratrice di Siracusa, Sabrina Gambino, commenta: «Resta l’amarezza per la relativa facilità con cui si può aggirare la normativa, e sapere che una normativa di settore come quella del Superbonus, nata per offrire nuove chance all’economia, possa essersi di fatto tradotta in un’occasione di frode e truffa ai soggetti pubblici e privati».

Gli indagati chietini sono difesi dagli avvocati Massimiliano Ceddia, Cristian Senerchia, Fiorenzo Cieri e Giacinto Ceroli.

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