«Svolgono attività per i Comuni»

Parla Scardapane, coordinatore del Matrix che a San Salvo gestisce il Miraverde
SAN SALVO . Richard ha 29 anni ed è nigeriano, una laurea in tasca e alle spalle un lavoro da grafico - editoriale. Ora al mattino si alza, esce dal centro di accoglienza e va a lavorare nei campi. Dalla cravatta è passato alla zappa Richard, ma è contento perché è libero.
Richard è uno dei migranti seguito dal consorzio Matrix. «Ha vissuto l'inferno. Lui lavorava per una media company a vocazione cristiana e per questo ha subito le persecuzioni. Non immaginate quante cose sa e insegna anche a me», dice Vincenzo Scardapane responsabile del consorzio Matrix.
A San Salvo nel centro Miraverde di Piana Sant'Angelo i giovani migranti sono una cinquantina per lo più provenienti dal Bangladesh e dal Corno d'Africa. Hanno un'età compresa fra 18 e 29 anni.
«Chi si trova qui fa parte del gruppo di meritevoli, ossia ragazzi che hanno dimostrato serietà e buona volontà», dice il responsabile del Matrix. Ogni mattina come previsto dal protocollo firmato con la prefettura di Chieti (che fissa diritti e doveri), firmano il foglio di presenza e lo stesso fanno ogni sera.
«Durante il giorno sono liberi di fare quello che vogliono. Non sono detenuti. Molti si cercano un lavoro. Non chiedono l'elemosina questo è certo. Matrix è in prima linea contro l'accattonaggio», assicura Scardapane.
«I ragazzi vivono con il pocket money che ricevono settimanalmente. Nessuno di loro fa accattonaggio. In caso contrario sanno di rischiare la revoca del soggiorno. Non caso Matrix ha offerto ai Comuni i mediatori culturali per dare una mano alle forze di polizia nel contrasto del fenomeno. Oltre a dare una mano e collaborare nella pulizia quotidiana del centro di accoglienza e nella preparazione del cibo, i giovani ospiti svolgono diverse attività in collaborazione con i Comuni: dalla manutenzione del verde al teatro, Art terapia, e lavori socialmente utili», spiega il responsabile. «C'è chi vorrebbe fare sport a livello professionale e chi sogna di proseguire gli studi. C'è anche chi aiuta qualche residente ad apprendere meglio le lingue. Sono ragazzi che hanno dovuto lasciare il loro mondo per poter sopravvivere e cercano di reinserirsi nella società che li ha accolti. Sanno bene che chi non rispetta il protocollo rischia di essere mandato via ed è l'ultima cosa che vogliono», assicura Scardapane. Il Miraverde può accogliere fino a 70 migranti. Presto all'attuale gruppo potrebbero unirsi altri 20 giovani.
Paola Calvano
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