Svuota il libretto postale di un cliente: condannato a due anni e dieci mesi

5 Febbraio 2020

Ha fatto sparire oltre 76mila dal libretto di un anziano cliente. Francesco Ciavarelli, 42 anni, all’epoca dei fatti responsabile commerciale dell’ufficio postale di Sambuceto, è stato condannato dal...

Ha fatto sparire oltre 76mila dal libretto di un anziano cliente. Francesco Ciavarelli, 42 anni, all’epoca dei fatti responsabile commerciale dell’ufficio postale di Sambuceto, è stato condannato dal tribunale di Chieti (presidente Guido Campli) a due anni e dieci mesi di reclusione per peculato e utilizzo indebito di carta di credito. L’accusa aveva chiesto una pena di 5 anni. Ciavarelli dovrà inoltre risarcire i danni, 80.000 euro, alla parte civile Poste Italiane. Secondo la procura, l’imputato si è appropriato dei risparmi che appartenevano a un pensionato di 82 anni. L’allora dipendente delle Poste, si legge sul capo d’imputazione, «avendo per ragione del proprio ufficio la disponibilità del denaro che la vittima aveva depositato su un libretto al portatore, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, si appropriava della somma complessiva di 76.116 euro attraverso 16 distinti prelievi», con importi compresi tra 1.500 e 10mila euro. Per raggiungere il suo obiettivo – sostiene sempre la procura – il 42enne avrebbe utilizzato la postazione di altri dipendenti (all’oscuro di tutto) e la “carta libretto” che il cliente gli aveva affidato. Il tutto sarebbe avvenuto tra il 29 maggio del 2014 e il primo aprile dell’anno successivo. All’inizio i rapporti tra il pensionato e Ciavarelli erano ottimi. I due si erano conosciuti quando l’imputato ricopriva l’incarico di consulente finanziario a Lanciano. Il dipendente delle Poste, considerando il rapporto di fiducia che si era instaurato, aveva continuato a seguire il cliente anche dopo il trasferimento a Sambuceto. Le indagini sono scattate perché il pensionato, nel 2015, si è rivolto alle Poste denunciando di non aver autorizzato una serie di operazioni. La procura di Lanciano ha aperto un fascicolo, poi la competenza è passata a Chieti. L’imputato si è sempre professato innocente. Per la difesa, è impossibile che l’uomo abbia utilizzato le postazioni dei colleghi, in quanto per eseguire le operazioni occorrono le password, «inoltre per gli importi più consistenti serve l’autorizzazione del direttore». (g.let.)