Svuota le carte di credito la polizia ferma l’hacker

6 Febbraio 2020

Giovane napoletano sorpreso a rubare mille euro dalla Postepay di un teatino Incastrato grazie a un fotogramma del viso e al riconoscimento facciale

CHIETI. Un hacker capace di svuotare le carte Postepay in pochi secondi è stato incastrato dal nuovo super motore di ricerca della polizia. Si chiama Sari, acronimo che sta per “Sistema automatico riconoscimento immagini”. È una sorta di cervellone con 16 milioni di facce schedate. Basta avere anche solo i lineamenti di un volto ritratto in fotografia: l’immagine viene inserita nel programma che confronta la sagoma con quelle già in memoria e trova eventuali corrispondenze. Concluso il procedimento, Sari restituisce dunque un elenco di volti, ordinati secondo la percentuale di somiglianza e corredati dalle informazioni personali (nomi, indirizzi conosciuti, trascorsi penali). Proprio così la squadra mobile di Chieti, diretta dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio, è arrivata ad A.F., 27 anni di Torre del Greco (Napoli), l’hacker denunciato alla procura distrettuale dell’Aquila per sostituzione di persona e frode informatica.
Tutto comincia la scorsa estate, quando un uomo di Chieti si presenta in questura per formalizzare una denuncia: uno sconosciuto, non si sa bene come, è riuscito a impossessarsi dei dati della sua Postepay sottraendogli circa mille euro con due transazioni quasi contestuali. Con la prima di 800 euro il pirata informatico ha acquistato materiale tecnologico su un sito internet; con gli altri 200 euro, invece, ha ricaricato una carta digitale virtuale gestita direttamente attraverso un’applicazione del cellulare.
Gli investigatori partono proprio da questa seconda transazione per arrivare a scoprire l’identità dell’hacker, ossia approfondendo la particolare modalità di registrazione necessaria per ottenere la carta virtuale. Infatti, a un primo step base di sicurezza (nel quale vengono forniti i dati anagrafici, il numero di documento d’identità e l’utenza telefonica), ne segue un secondo che prevede la registrazione di un breve video in cui il richiedente deve inquadrare il proprio volto, declinare le generalità e mostrare il documento precedentemente digitato. Dall’analisi dei dati inseriti emerge che la patente è palesemente contraffatta e l’utenza telefonica è stata attivata pochi giorni prima attraverso un documento d’identità anch’esso sottratto in rete in modo fraudolento. Si tratta quindi di informazioni inutilizzabili per arrivare all’identificazione dell’autore del reato. Ma i poliziotti riescono a dare un nome all’hacker estraendo un fotogramma dal video di registrazione ed effettuando un confronto tramite Sari.
Viene infatti riscontrata la compatibilità quasi totale dei tratti somatici di colui che aveva richiesto la carta virtuale con A.F., alle spalle precedenti specifici per reati contro il patrimonio. Ulteriori accertamenti lo hanno incastrato definitivamente.
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