Sì alla perizia psichiatrica per Marfisi

23 Novembre 2017

In tribunale l’omicida di moglie e amica. Concesso il rito abbreviato condizionato. Parti civili: parenti e Centro antiviolenza

CHIETI. L’unica speranza per Francesco Marfisi, l’assassino della moglie Letizia Primiterra e dell'amica di lei Laura Pezzella, è affidata alla perizia psichiatrica che potrebbe definirlo incapace, del tutto o solo parzialmente, di intendere o di volere. La perizia, chiesta dall’avvocato della difesa Rocco Giancristofaro, è stata disposta ieri dal giudice per l’udienza preliminare Isabella Allieri. Il giudice ha accolto la richiesta della difesa concedendo il rito abbreviato, che comporta uno sconto di pena, condizionato all’esito della perizia psichiatrica. Sarà la psichiatra Marilisa Amorosi a condurre la perizia su Marfisi che il consulente della difesa Filippo Maria Ferro aveva già definito dalla personalità borderline.
Era il 13 aprile scorso quando Marfisi, ortonese di 50 anni, dipendente di un'azienda che distribuisce gas ed energia elettrica, è andato a casa della Pezzella, nel quartiere San Giuseppe, dove ha ucciso con una ventina di coltellate la moglie Letizia e con un’altra cinquantina l’amica di lei Laura. Il movente sarebbe stato la gelosia. Letizia lo aveva lasciato e gli aveva detto di voler andare a vivere da Laura con cui pare avesse una relazione sentimentale.
Per la difesa l’uomo avrebbe agito in preda a un raptus. Per l’accusa avrebbe invece elaborato il piano addirittura quattro mesi prima. Il 6 dicembre il giudice conferirà l’incarico alla psichiatra Amorosi, intanto ieri c’è stata la costituzione delle parti civili. Sono state tutte ammesse, compresa l’associazione ortonese Donnè che gestisce un centro antiviolenza. «Porteremo nel processo anche la questione di genere», dice la presidente dell’associazione Francesca Di Muzio, «lo facciamo per dare dignità a Laura e Letizia». Le altre parti civili sono il marito della Pezzella, Massimo Quartieri, e i due figli, tutti assistiti dall'avvocato Ilario Cocciola, i suoi genitori Giuseppe Pezzella e Silvana Barbieri, assistiti dall'avvocato Luigi Leo. Il padre di Letizia, Iziano Primiterra, due dei tre figli, Manuela e Mirko Marfisi, e il fratello Gianluca Primiterra, assistiti dall'avvocato Luca Tirabassi.
Marfisi è arrivato in tribunale accompagnato dalla polizia penitenziaria. Il suo difensore dice che era sconvolto. E che ha pianto. Nella stessa aula si è ritrovato con quella era stata la sua famiglia e con i parenti dell’altra donna che ha ucciso. «Si è pentito subito. La sera stessa dai carabinieri», assicura il difensore.
«Noi ci siamo opposti alla richiesta di giudizio abbreviato condizionato», dice l’avvocato di parte civile Cocciola, «per noi è certa la premeditazione. La procura ha fatto un grande lavoro da un punto di vista della ricostruzione dei fatti, sia per quanto riguarda la premeditazione sia per ciò che concerne le aggravanti». Concorda anche l’avvocato Tirabassi: «Per noi l’imputato è capace di intendere e di volere, prima, durante e dopo il fatto. Di conseguenza la perizia è superflua».