Tabaccaio mette in fuga il rapinatore

Bandito con la pistola irrompe nel negozio di via Sciucchi e pretende l’incasso, il titolare afferra un bastone e lo fa scappare
CHIETI. «Ero da solo dentro la tabaccheria, erano circa le 19,15 e stavo vicino al bancone del Lotto quando, all’improvviso, si è aperta la porta ed è entrato un bandito con una pistola in mano. Ha urlato: “Soldi, soldi, soldi”. Ma io non glieli ho dati». Ha reagito Amedeo Lamonaca, 69 anni, titolare della tabaccheria di via Sciucchi insieme alla moglie Assunta Pantalone: con un bastone ha messo in fuga il rapinatore. È successo lunedì sera nella strada senza uscita a pochi passi da corso Marrucino. La tabaccheria è finita nel mirino di un rapinatore con un cappellino in testa e una sciarpa davanti al volto. Un’altra rapina con un’arma nel centro di Chieti: il 16 novembre scorso, sempre verso la stessa ora, due banditi incappucciati avevano rapinato il Conad di via della Liberazione scappando con l’incasso della giornata pari a 4 mila euro; stavolta, la rapina è andata a monte per la reazione del tabaccaio.
«Quando il bandito mi ha chiesto i soldi», racconta Lamonaca, «non ci ho visto più: ho preso un bastone di legno che tengo vicino alla cassa per difendermi e ho cercato di colpirlo: ti faccio vedere io, gli ho detto. Ho reagito senza pensarci nemmeno un momento: io mi alzo tutti i giorni alle 5,30 e non posso tollerare un episodio del genere». Di fronte alla reazione imprevedibile del tabaccaio, il rapinatore è scappato: «È stata una cosa velocissima», dice Lamonaca, «mi ha puntato una pistola contro ma io, con il bastone, ho cercato di spostare l’arma». Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, guidati dal maggiore Massimo Capobianco, non è escluso che la pistola fosse un’arma giocattolo. «Non so se la pistola fosse vera ma ho cercato di schivare la traiettoria e, anche se fosse partito un colpo, non mi avrebbe preso. Io sono un tipo pacifico ma, in quel momento, mi è venuto il coraggio e d’istinto mi sono difeso». A quell’ora via Sciucchi, vicolo cieco tra via Martiri dei Lancianesi e via Trieste del Grosso, era deserta: «In strada non c’era nessuno e il bandito è scappato a piedi verso via Trieste del Grosso e via Nicolini», dice il tabaccaio. Da lì si sono perse le sue tracce. «Era un tipo magro, alto all’incirca un metro e 75, aveva cappello e un giubbino scuri e una sciarpa grigia davanti alla faccia: si vedevano solo gli occhi».
Ieri, Lamonaca è tornato al lavoro come fa ogni giorno: «Per fortuna non è successo niente di grave. È solo un incidente di percorso: cose che possono capitare. Un po’ come quando si fa l’incidente con la macchina: ci si spaventa ma mica non si riprende più la macchina».
Non è la prima rapina ai danni della tabaccheria: «Nel 2001 un bandito mi puntò una pistola in bocca, mia moglie si spaventò e consegnò i soldi. Due anni fa ci hanno segato le grate e abbiamo subito un furto. Insomma», dice Lamonaca, «non è tanto vero che il centro di Chieti è proprio tranquillo: servono più controlli».
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