Tangenti al cimitero, dal giudice 17 imputati

2 Febbraio 2021

Udienza preliminare oggi per l’operazione “Eterno riposo”. Per tre dipendenti comunali scattò l’arresto

VASTO . Mazzette al cimitero: sono 17 le richieste di rinvio a giudizio chieste al gip Fabrizio Pasquale dal procuratore Giampiero Di Florio su presunte tangenti al cimitero di Vasto. La decisione del giudice per le udienze preliminari è prevista per questa mattina. Il gup dovrà esprimersi sui rinvii a giudizio e sulla concessione di eventuali giudizi con rito abbreviato.
Le indagini condotte dal commissariato di Vasto sono decisive per la valutazione del giudice. La polizia ha compiuto rilievi anche all’interno di alcune tombe scendendo sotto terra per verificare le tumulazioni. L’inchiesta partì tre anni fa. Gli investigatori iniziarono ad indagare dopo alcune segnalazioni arrivate in Comune per smantellare una presunta gestione parallela del cimitero, niente affatto legale. Dopo appostamenti, confronti e interrogatori scattò l’arresto per tre dipendenti comunali: Antonio Recinelli, 65 anni., Luisito Lategano, 45 anni e Franco D’Ambrosio, 60 anni. I tre, rispettivamente custode, necroforo e operaio, sono ritenuti responsabili della illecita gestione parallela dei servizi cimiteriali. Ulteriori approfondimenti hanno prodotto l’invio di 14 avvisi di garanzia a 14 cittadini accusati di aver avallato il sistema. Tutti e 17 gli indagati compariranno davanti al gup Pasquale alle 11.
I tre ex dipendenti comunali finiti nei guai e difesi dagli avvocati Antonello Cerella, Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando, hanno sempre negato di avere preteso o indotto i cittadini a versare denaro per tumulazioni, esumazioni e trasferimento delle salme. Secondo la Procura, al contrario, gli accusati avrebbero lucrato, acquisendo la disponibilità dei loculi attraverso attività cimiteriali irregolari. I tre, stando a quanto riportato nel capo d’accusa, avrebbero chiesto da 150 a 700 euro per ridurre in urne cinerarie le salme anche quando lo stato degenerativo non lo consentiva. I 14 cittadini intercettati dalla polizia mentre parlavano con gli arrestati, avrebbero descritto comportamenti non del tutto legali. Anche loro però negano gli addebiti. Non ci stanno a passare per furbetti che cercavano di pagare i favori. I difensori questa mattina cercheranno di chiarire la loro assoluta buona fede. (p.c.)
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