Tangenti al cimitero, la procura: «I dipendenti devono risarcire»

Chiesta la condanna al pagamento di oltre 36mila euro: l’udienza decisiva in programma il 5 marzo Le accuse: «Hanno creato disservizi. Danni anche all’immagine e al prestigio dell’amministrazione»
VASTO. La procura regionale della Corte dei conti ha chiesto di condannare al pagamento di 36.582 euro i dipendenti comunali (ora ex) in servizio al cimitero e accusati di aver intascato tangenti. Il caso delle presunte mazzette al camposanto si arricchisce di un altro capitolo: secondo i magistrati contabili, Franco D’Ambrosio, Antonio Recinelli e Luisito Lategano devono risarcire il Comune di Vasto, i primi due con 16.884 euro ciascuno e l’ultimo con 2.814 euro. L’udienza decisiva, davanti ai giudici aquilani, è in programma il prossimo 5 marzo.
LE CONTESTAZIONI
Con l’atto di citazione, viene contestato il «danno patrimoniale da disservizio»: il procuratore generale ritiene che il Comune abbia dovuto provvedere a organizzare in modo diverso l’ingresso al cimitero, distraendo risorse dai fini istituzionali. Non solo: i cittadini avrebbero subito disservizi, dovendo corrispondere soldi ai dipendenti del camposanto. Per l’accusa, inoltre, sussiste anche il «danno all’immagine e al prestigio dell’amministrazione», considerando che la vicenda ha avuto clamore mediatico.
L’INCHIESTA
I tre dipendenti in questione, nel luglio del 2018, finirono agli arresti domiciliari con l’accusa di induzione indebita a dare o promettere utilità. Le indagini, condotte dalla polizia, sono state coordinate dall’allora procuratore di Vasto, Giampiero Di Florio, oggi a capo dell’ufficio inquirente di Chieti. D’Ambrosio e Recinelli hanno patteggiato la pena di due anni di reclusione: una scelta che, secondo i loro legali, non va assolutamente intesa come una ammissione di responsabilità, ma all’unico fine di evitare il dibattimento per i tempi e i costi. I beneficiari dei presunti favori hanno patteggiato sei mesi. Lategano ha scelto invece la strada del rito ordinario ed è stato condannato in primo grado a due anni e mezzo di reclusione. La sua posizione è stata però alleggerita, visto che il reato iniziale è stato derubricato in truffa. Così il Comune, lo scorso aprile, ha deciso di reintegrarlo al lavoro con la mansione di addetto alla portineria. Sempre in primo grado, 12 cittadini che avrebbero beneficiato dei favori sono stati assolti: da accusati sono diventati vittima di un raggiro. Secondo il tribunale, infatti, avrebbero ottenuto tumulazioni, estumulazioni e altri servizi nella convinzione di pagare il dovuto. Ma la vicenda non è ancora chiusa: adesso si muove la procura contabile guidata da Giacinto Dammicco.
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