Tangenti Ater, chiusa la maxi inchiesta

26 Giugno 2015

Gli indagati restano tre: Lancia, Marasco e Faraone. Escono indenni nove imprese edili sospettate di pagare mazzette

CHIETI. L’inchiesta sull’Ater arriva al capolinea senza chiarire le tangenti per le ristrutturazioni delle case popolari anche di Ortona e Francavilla. Le rivelazioni del costruttore aquilano Claudio D’Alessandro, che nel 2013 fecero scattare gli arresti, non sono bastate per scavare più a fondo. Turbativa d’asta e corruzione, appalti pilotati e mazzette, sono le ipotesi d’accusa che il pm Giuseppe Falasca contesta all’ex commissario dell’Ater di Chieti, Marcello Lancia, all’architetto Ernesto Marasco e al geometra Alessandro Faraone. Ma la costola dell’inchiesta cominciata a Pescara oltre un anno fa non è andata oltre. Gli avvisi di conclusione delle indagini stanno partendo in questi giorni. I nomi degli indagati restano tre, la lista non si è allungata con altre imprese, nove per la precisione, finite nel mirino degli investigatori della Forestale. Il filone pescarese si era concluso con il patteggiamento di due anni e 6 mesi del corruttore e grande accusatore D’Alessandro. Dal secondo filone di indagine trasmesso al procuratore capo di Chieti, Pietro Mennini, e al sostituto Falasca, si attendevano sviluppi clamorosi. Ecco infatti che cosa i scriveva il giudice De Ninis (allora a Pescara) ai colleghi teatini: «Le indagini devono proseguire per verificare la partecipazione di altre imprese ai patti per il condizionamento delle gare e le ragioni per le quali i prestanome, già individuati, si siano prestati a fungere da schermo per i D’Alessandro».

Il gip, in sintesi, chiedeva di scoprire «il complessivo ambito operativo delle turbative delle gare gestite da Lancia, Marasco e Faraone, anche con riferimento a soggetti diversi dagli imprenditori oggi indagati». Oltre alle presunte tangenti, di 92.700 euro a Lancia, 8mila euro a Marasco e una fornitura di mobili, per 1.800 euro, a Faraone, altri imprenditori erano quindi coinvolti nella storia come svelava la “gola profonda” D’Alessandro al pm Annarita Mantini l’8 aprile del 2013: «Lancia mi diceva: chiedi a Faraone che si deve far dare il 5% dell’importo dei lavori aggiudicati alla ditta (di cui non ricordo il nome) che svolge la manutenzione ordinaria nella zona di Francavilla-Ortona». Toccava ai pm di Chieti scoprire questi nomi in parte già indicati dal gip che scriveva: «Le fonti di prova permettono di individuare in Chieti, presso gli uffici dell’Ater in via Olivieri, il luogo in cui D’Alessandro e Lancia hanno rispettivamente promesso ed accettato la retribuzione per l’aggiudicazione delle gare pilotate» grazie a «una lista di ditte fiduciarie del D’Alessandro». Ma quelle ditte escono indenni dalla scandalo Ater.