«Tangenti per avere il posto al mercato»

Clamorosa denuncia in procura di un ambulante del venerdì: accusa un personaggio dell’assessorato al Commercio
CHIETI. Tangenti per un posto al mercato settimanale a Chieti. Chi lo sostiene è un commerciante ambulante che si è rivolto alla procura della Repubblica rivelando nome e cognome del personaggio che gli avrebbe chiesto soldi. La storia è delicatissima: trapela da ambienti della politica cittadina e non viene smentita dai magistrati. Ma le bocche restano cucite.
É l’inizio di agosto quando l’ambulante varca la soglia della procura in via Spaventa per sporgere formale e circostanziata denuncia nei confronti di un personaggio che opera nell’assessorato al commercio. L’ambulante, secondo voci ben informate, ha raccontato ciò che gli sarebbe accaduto dopo essersi presentato agli uffici comunali competenti per chiedere un posto per una bancarella al mercato che, nella città alta, si svolge due volte a settimana, il venerdì sul Corso e in via della Liberazione e il martedì in piazza Garibaldi. A questi si aggiunge il mercato del mercoledì in via Amiterno allo Scalo. In totale sono oltre 200 le bancarelle e quindi i posti assegnati sulla base di una graduatoria che dà priorità all’anzianità si servizio. Non sappiamo a quali dei tre mercati l’ambulante si riferisse. Ma è certo che il presunto concusso ha rivelato sia il nome del concussore sia la somma richiesta che non è elevata. In altri termini più che di una nuova tangentopoli sui posti del mercato – già vista a Chieti negli anni passati – ci troveremmo di fronte a una sorta di taglieggiamento peraltro in un’epoca di crisi economica che spinge chiunque a cedere al ricatto. Del resto la tassa da pagare per lo spazio di una bancarella è irrisoria: 630-640 euro l’anno. Anche se la graduatoria di chi ne ha diritto è ferma da oltre dieci anni. E per subentrare ci sono due vie: acquistare la licenza di commercio, da chi ha già il posto assicurato, oppure chiedere al Comune un posto lasciato vuoto. Ed è qui che ci sarebbe stata la richiesta del “pizzo”. Oltre però non si può andare. Se l’ambulante non si è tirato indietro confermando e sottoscrivendo le sue pesanti accuse, tutte da verificare, l’inchiesta sta già muovendo i primi passi. Ed è coperta dal segreto.

