Tangenti per seppellire i morti: 3 arresti

Chiedevano da 150 a 700 euro ai familiari: ai domiciliari custode, necroforo e operaio. La polizia filma il passaggio dei soldi
VASTO . Tangenti per seppellire i defunti al cimitero di Vasto. È di tre dipendenti comunali arrestati e 14 persone indagate il bilancio dell’operazione “Eterno riposo”, condotta dalla polizia di Vasto su disposizione della Procura. Un’indagine durata otto mesi e partita da un cartello affisso all’esterno dei cimitero che invitava i cittadini a consegnare denaro per qualsiasi operazione cimiteriale solo ed esclusivamente in municipio. «Sono bastate poche verifiche», spiega il procuratore capo Giampiero Di Florio, «per individuare una gestione parallela occulta e privatistica dannosa per il servizio pubblico. Davanti a comportamenti inequivocabilmente illegali ho sentito la necessità di intervenire subito con i primi provvedimenti. L’indagine prosegue». Franco D’Ambrosio, 60 anni, Antonio Recinelli, 65, e Luisito Lategano, 45 anni, rispettivamente custode, necroforo e operaio, ora ai domiciliari, sono accusati di induzione indebita a dare o promettere utilità e di vilipendio di cadavere. Le mazzette al cimitero oscillavano dai 150 ai 700 euro per quella che è stata definita dagli investigatori «una redditizia gestione parallela delle attività cimiteriali che non passava dagli uffici comunali». Altri possibili reati sono ancora al vaglio della magistratura.
«Nessuno purtroppo ha mai denunciato nulla», sottolinea con amarezza il commissario Fabio Capaldo che illustra l’operazione con il vice commissario Rosetta Di Santo. La complessa e articolata attività investigativa ha portato ad elementi certi di prova. «Fatti indubitabili», sottolinea Di Florio, «comportamenti che i tre hanno continuato ad avere nonostante sapessero di essere indagati». Accertato un danno patrimoniale nei confronti delle casse comunali che ora sarò quantificato. L’attività illecita riguardava soprattutto le operazioni di inumazione, tumulazione, esumazione ed estumulazione dei feretri, per eseguire le quali «i tre inducevano gli utenti a pagare loro somme di denaro, anziché rivolgersi al servizio Patrimonio e Demanio del Comune, per il versamento delle tariffe previste dal regolamento». «Tutto avveniva nell’ufficio all'interno del cimitero, dove i tre ricevevano gli utenti colpiti dai lutti», spiega Capaldo, «i quali, pur di dare una degna sistemazione ai propri defunti, accettavano di pagare in contanti le prestazioni richieste». Negli otto mesi di osservazione sono stati documentati dagli agenti la traslazione illegale e la riduzione in urne cinerarie di resti di cadaveri non ancora demineralizzati e la tumulazione di più cassette nello stesso loculo, a volte anche all’insaputa dell’utente. Gli ultimi episodi risalgono a qualche giorno fa. «L’indagine non è affatto conclusa», ribadisce il procuratore, «siamo impegnati nella verifica di quanto sta emergendo dall’inchiesta per eventuali ulteriori responsabilità. I cittadini sono invitati a collaborare».
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